Aspetti di tutela e di gestione della Riserva Naturale Regionale Lago di Vico
Storia della Riserva prima della legge regionale del 24 dicembre 2008, n. 24
 
Dei laghi di origine vulcanica a nord di Roma, il Lago di Vico è uno dei più piccoli e quello che meglio ha conservato la caratteristica forma che ne testimonia l'origine. Il comprensorio dei Monti Cimini è il risultato della attività di due complessi vulcanici adiacenti: il Cimino, più antico e più grande, e il Vico, più giovane e di minori dimensioni. La sovrapposizione dei materiali fuoriusciti durante la loro attività e la successiva opera degli agenti atmosferici, hanno modellato l'intero comprensorio nella conformazione attuale.
Il lago ha avuto origine in seguito al riempimento della caldera vulcanica. Per le sue peculiari caratteristiche naturali il comprensorio vicano è incluso tra le aree di particolare valore naturalistico del Lazio e tra i biotopi di rilevante interesse vegetazionale in Italia e, finalmente, nella lista delle aree naturali protette in Italia. Riferimenti cartografici I.G.M. 1:25.000: Foglio 137 III SE San Martino al Cimino, Foglio 143 IV NE Capranica, Foglio 143 IV NO Ronciglione.
Dal punto di vista amministrativo il bacino è diviso tra i Comuni di Caprarola e di Ronciglione; è a questa divisione amministrativa che si deve l'attuale delimitazione della Riserva Naturale in quanto, al momento della sua istituzione, i due Comuni non avevano identità di vedute in materia.
Tra le iniziative di tutela dell'area precedenti alla creazione della Riserva, al principio degli anni '70 era malamente naufragata una proposta di Parco Naturale fatta dalla Sezione laziale del WWF e non avevano avuto nessun riscontro reale altre proposte fra le quali quella di Italia Nostra che considerava nel loro insieme, per una gestione integrata, i tre laghi di Vico, Bolsena e Bracciano.
La spinta iniziale per l'istituzione della Riserva Naturale è venuta dall'Amministrazione comunale di Caprarola: nel 1981 con la Delibera Regionale n° 1375 del 19 marzo veniva istituita una "Oasi di Protezione della Fauna, in supplenza del mancato rinnovo del decreto della Riserva di Caccia consorziale, gestita dai cacciatori di Caprarola. Successivamente, su richiesta dello stesso Comune, con la L.R. n° 47 del 28.11.1982, modificata con LL. RR. n° 14 del 8.2.1985 e n° 81 del 22.5.1985, veniva istituita la Riserva Naturale Regionale del Lago di Vico che, nel quadro della L.R. n° 46 del 28.11.1977 relativa alla costituzione di un sistema di Parchi Regionali e Riserve Naturali nel Lazio, è classificata come "Parziale", categoria alla quale vengono riferite le Riserve "... istituite per la finalità specifica ed allo scopo di valorizzare e conservare aspetti vegetazionali, floristici, faunistici, geologici, geomorfologici, speleologici, paleontologici, paesistici ed altri.
 

La Riserva Naturale Parziale del Lago di Vico, questa è la denominazione esatta per esteso, comprende la zona della caldera di Vico facente parte del territorio del Comune di Caprarola, al restante impluvio del lago sono comunque estesi i vincoli per il divieto di caccia (già come Oasi) e quello di navigazione con natanti spinti da motori a combustione interna. I confini sono rappresentati: a est, dalla S.P. Cimina nel tratto che dal Rio Vicano (emissario del lago) sale sino al passo del Cimino; a nord, dal passo del Cimino percorrendo la S.P. verso San Martino al Cimino sino al Monte Fogliano; a ovest, dalla S.P. che attraversa il Monte Fogliano (non asfaltata); prima della parte sommitale il confine taglia dentro il bosco dello stesso monte e scende quindi sino al lago a costituire il limite sudoccidentale; in quel punto, dalle rive del lago, una linea retta leggermente inclinata in senso NO-SE rappresenta il limite meridionale della Riserva Naturale.
Così individuata la Riserva si estende per 3240 ha, ad una quota sul livello del mare compresa tra i 510 m circa del lago e i 965 m circa del Monte Fogliano. In essa sono presenti ambienti con situazioni ecologiche completamente diverse tra loro ma condensate in un ambito territoriale ristretto e pertanto a contatto l'una con l'altra a costituire la caratteristica forse più importante di questo territorio. Seguendo il profilo altitudinale, gli ambienti più caratterizzanti sono rappresentati dal lago con il canneto che lo circonda quasi ovunque, la zona umida in corrispondenza della località Pantanacce, i prati-pascoli naturali, i seminativi (ridotti ormai a pochi ettari), i coltivi a nocciolo e, più in alto, a castagneto da frutto; seguono il bosco ceduo e d'alto fusto con la cerreta e la faggeta nella parte più alta. Elemento di particolare interesse della Riserva Naturale è la faggeta "depressa" del Monte Venere, con faggi secolari che troviamo sul versante orientale del monte a circa 530 m s.l.m., molto al di sotto del limite altitudinale tipico di questo consorzio vegetale nell'Appennino centrale. L'Ente di gestione della Riserva è il Comune di Caprarola e il Sindaco ne è il Presidente. Il personale assunto in ruolo a costituire l'Ufficio tecnico è composto da un Direttore, un Tecnico amministrativo, un operaio responsabile del Centro Recupero Rapaci, un coordinatore della vigilanza e cinque Tecnici Guardiaparco. Conservare le caratteristiche biotiche ed abiotiche dell'ambiente e promuovere lo sviluppo delle attività compatibili con la tutela dello stesso, costituiscono le finalità principali per cui è stata istituita la Riserva Naturale. Questo, cercando di far convivere con la salvaguardia dell'ambiente le attività tradizionali che da sempre hanno rappresentato lavoro e prosperità per la popolazione locale (agricoltura e pastorizia), anche in relazione a nuove possibilità di impiego nel campo della fruizione turistica, rispondendo così alla sempre maggiore "richiesta" di spazi naturali da parte della collettività.

La sede amministrativa della Riserva Naturale è presso i locali delle ex scuderie del Palazzo Farnese, a Caprarola. Nella stessa struttura è in corso di allestimento un Centro visite e, successivamente, un Museo.
I principali settori di indagine che la Riserva è attualmente impegnata a sviluppare sono in campo agricolo, botanico-forestale e zoologico. Sono inoltre in corso studi relativi alla prevenzione degli inquinamenti delle acque del lago e alla possibilità di applicazione di tecniche di lotta biologica per la difesa delle coltivazioni dalla entomofauna nociva.
È pronto ormai un nuovo piano di assestamento forestale; è in corso uno studio da parte dell'Istituto Biologico Selvicolturale dell'Università della Tuscia sulla fenologia del Cerro (Quercus cerris), è stato ultimato uno studio sulla popolazione di Svasso maggiore (Podiceps cristatus), uccello che è stato assunto a simbolo della Riserva; è in corso uno studio mediante cassette nido sugli uccelli insettivori finalizzato alla conoscenza dell'impatto che le attività agricole hanno sulle loro popolazioni e il rapporto che essi possono avere con quegli Insetti di importanza economica. Sono altresì in corso studi sulla entomofauna della zona da parte del Dipartimento di Biologia Animale e dell'Uomo dell'Università di Roma "La Sapienza".
Per quanto riguarda lo stato di salute del Lago di Vico e l'impatto che le attività agricole hanno sull'ambiente, sono iniziate delle ricerche da parte di vari enti (ENEA, CNR, Facoltà di Agraria dell'Università della Tuscia); da questo punto di vista si può senz'altro affermare che l'istituzione di una Riserva Naturale serve da stimolo e da supporto ad una serie di iniziative che complessivamente permetteranno di gestire più razionalmente le risorse che un'area offre senza intaccare quelle che sono le sue peculiari caratteristiche e potenzialità.
Dal punto di vista educativo e ricreativo, nella Riserva sono stati creati alcuni "Sentieri Natura" che, attraversando gli ambienti più caratteristici, hanno lo scopo di far conoscere i vari aspetti del territorio. Recentemente è stato realizzato un particolare "Sentiero Natura" attrezzato per i non vedenti nel quale vengono utilizzati plastici e tabelle in Braille. In diverse località del comprensorio vi sono delle aree attrezzate per la sosta e per il picnic. Sempre all'interno della Riserva sono in funzione un galoppatoio e un campeggio; vi è la possibilità inoltre di noleggiare biciclette e pedalò.
Tutte queste strutture, a cui dovrebbero aggiungersi un centro velico e di canottaggio, rientrano in un progetto di potenziamento delle attività turistiche compatibili con un ambiente naturale. Il problema che emerge da questi primi anni di esperienza è quello della eccessiva domanda in rapporto alla potenzialità dell'ambiente, intesa questa non come possibilità da sfruttare ma come carico compatibile. Non si deve infatti rischiare che l'istituzione di una Riserva Naturale si traduca in una concentrazione di attività, singolarmente lodevoli ma complessivamente dannose per lo stesso territorio che ci si prefigge di tutelare.

La gestione del settore educativo e ricreativo, così come la manutenzione delle strutture, è affidata - tramite convenzione - ad una Cooperativa di giovani che con l'istituzione della Riserva hanno avuto nuove e concrete possibilità di lavoro.
L'iniziativa del Comune di Caprarola che ha portato alla istituzione della Riserva Naturale del Lago di Vico, a distanza di dieci anni ha fatto breccia anche presso gli altri Comuni che costituiscono la Comunità Montana dei Monti Cimini. Il Comune di Soriano ha presentato una propria proposta per una Riserva Naturale sul Monte Cimino; il Comune di Ronciglione ha chiesto l'ampliamento della Riserva Naturale a comprendere tutto l'impluvio del Lago di Vico. In seguito anche a queste proposte, sia pure non perfettamente coordinate tra loro, nel febbraio del 1988 la Comunità Montana dei Monti Cimini si è fatta promotrice di una iniziativa a cui hanno aderito tutti i Comuni del comprensorio, anche quelli non inclusi nella Comunità stessa come Vallerano e Carbognano. L'Ufficio tecnico di questa Comunità Montana, in collaborazione con l'Ufficio tecnico della Riserva Naturale Lago di Vico, ha individuato una prima delimitazione del territorio da includere in un futuro Parco Regionale. Il territorio incluso entro questi limiti si estende per circa 15.000 ettari e comprende buona parte della Comunità Montana stessa.
Al momento attuale su tale ipotesi si stanno muovendo i primi passi, e ci si augura che a distanza di venti anni dalla prima proposta del WWF questa iniziativa venga concretizzata.
 
 
Testo di Felice Simmi
Direttore della Riserva Naturale Lago di Vico

Riserva Naturale Lago di Vico