Aspetti faunistici della Riserva Naturale Regionale Lago di Vico
 
Un lavoro di insieme relativo alla fauna della più importante e più vasta delle Riserve Naturali della Regione Lazio istituite nella provincia di Viterbo non esiste. I dati zoologici raccolti in questo comprensorio sono tuttavia numerosi e la maggior parte sono pubblicati su riviste specializzate nell'ambito di lavori più ampi, spesso relativi a singoli gruppi animali, a revisioni tassonomiche o a faune locali. Le informazioni utilizzate per l'analisi che segue, in particolare quelle relative agli Invertebrati, sono state per lo più desunte da questi lavori, mentre per i Vertebrati si è fatto riferimento anche alle numerose osservazioni inedite condotte dal personale della Riserva Naturale.
Data l'estrema vagilità di molte specie, in particolare di Vertebrati, le considerazioni che seguono non si limiteranno all'area della Riserva strettamente intesa ma si riferiranno anche ad altre località del comprensorio circostante.

Mammiferi
 
Relativamente a questa classe di Vertebrati il popolamento dell'area risulta impoverito in conseguenza dell'antropizzazione che il comprensorio ha subito negli ultimi anni; sono tuttavia presenti numerose entità caratteristiche della fauna dell'Antiappennino laziale.
Tra gli Insettivori ricordiamo il Riccio (Erinaceus europaens), assai comune, il Toporagno degli Appennini (Sorex samniticus), il Mustiolo (Suncus etruscus), la Crocidura ventre bianco (Crocidura leucodon), e la Crocidura minore (C. suaveolens), presente è anche la Talpa (Talpa sp.), tuttavia non è possibile stabilire a quale delle tre specie rinvenibili nell'Italia centrale è attribuibile la popolazione di quest'area.
Tra i Lagomorfi è presente la Lepre comune (Lepus europaeus), la cui popolazione presente nella zona è rappresentata quasi esclusivamente da individui riferibili ad una forma alloctona di origine est europea, proveniente da allevamenti ed introdotta a scopo venatorio.
Relativamente ai Roditori si registra la presenza di specie quali il Quercino (Eliomys quercinus), il Ghiro (Myoxus glis), il Moscardino (Muscardinus avellanarius), l'Arvicola rossastra(Clethrionomys glareolus), l'Arvicola del Savi (Microtus savii), il Topo selvatico(Apodemus sylvaticus), e il Topo selvatico a collo giallo (A. flavicollis), il Ratto nero(Rattus rattus), il Topolino delle case (Mus domesticus). Frequente è inoltre l'Istrice (Hystrix cristata), spesso illegalmente oggetto di caccia. Nelle acque del lago si è insediata negli ultimi anni la Nutria(Myocastor coypus), entità di origine sud-americana sfuggita da allevamenti e diffusasi con grande rapidità e con una notevole capacità di adattamento. Qualche recente avvistamento fa pensare alla presenza dello Scoiattolo (Sciurus vulgaris), specie assai frequente in tutti gli ambienti forestali dell'Appennino e definito come "scarso nei boschi del Monte Cimino".
Tra i Carnivori, delle due specie di Canidi presenti nell'Appennino è presente e molto diffusa la Volpe (Vulpes vulpes). Per quanto riguarda il Lupo (Canis lupus), il comprensorio vicano - il quale è praticamente confinante con l'area compresa tra i Monti della Tolfa, i Monti Volsini e il tuscanese, nella quale è presente una popolazione stabile di questa specie - rientra in una zona dove la presenza di questo carnivoro deve considerarsi saltuaria e temporanea e in cui le condizioni ambientali non permettono lo stabilirsi di un gruppo di individui per un lungo periodo. Di particolare interesse è l'avvistamento, ritenuto attendibile, di un individuo adulto osservato, nell'inverno 1981-82, in località Macchia Grossa del Fogliano, Comune di Vetralla.

Sono inoltre rinvenibili il Tasso (Meles meles), apparentemente in diminuzione, la Faina (Martes foina), la Martora (M. martes), la Puzzola (Mustela putorius), la Donnola (M. nivalis). A proposito della Lontra (Lutra lutra), nel 1911 Lepri scriveva "Alcune vivono nel lago di Vico, sul M. Cimino, a 500 m sul livello del mare. Più volte facendo, di sera, la posta alle anatre, sulle rive di quel lago, le ho sentite richiamarsi e sguazzare tra le cannucce". Le ultime notizie su questo Mustelide nel bacino di Vico risalgono all'inizio degli anni settanta; di poco precedente è inoltre la segnalazione di un individuo, ucciso nel 1965. Sebbene siano state condotte recenti ed approfondite ricerche sullo status di questa specie nell'Alto Lazio, il Lago di Vico risulta insufficientemente esplorato a questo riguardo. Non esistono pertanto dati sulla attuale presenza o meno di questa specie nel bacino; di particolare rilievo è comunque un avvistamento, ritenuto certo, avvenuto nel marzo 1983.
Di notevole interesse è la presenza del Gatto selvatico (Felis silvestris), segnalato già all'inizio del secolo per il Monte Fogliano ma che risulta ormai sempre più raro. Fino a 15-20 anni fa questo felino risultava segnalato nel territorio dei comuni di Ronciglione, Capranica, Caprarola e Monterosi, nonché nei boschi cimini.
Tra gli Ungulati si ricordano il Cinghiale (Sus scrofa), la cui popolazione locale ha assunto negli ultimi anni una consistenza numerica assai elevata espandendosi notevolmente in tutta l'area. In epoca storica erano presenti il Cervo (Cervus elaphus), e il Capriolo (Capreolus capreolus), ora scomparsi. L'estinzione del Cervo risalirebbe a oltre un secolo prima, mentre il Capriolo era già in via di rapida diminuzione.

Uccelli
 
Il territorio della Riserva Naturale del Lago di Vico e le aree ad essa immediatamente circostanti ospitano una comunità ornitica estremamente ricca ed interessante, costituita da almeno 173 specie - più di un terzo delle entità presenti in Italia - di cui 84 nidificanti. L'interesse ornitologico di questa zona è ben noto ed esistono numerosi dati fin dai primi anni del secolo; le considerazioni che seguono sono state tuttavia desunte in parte da lavori più recenti ed in parte da osservazioni dirette condotte negli ultimi anni.
L'ambiente più significativo della Riserva, nel quale si rinvengono la maggior parte delle specie più interessanti, è proprio quello acquatico, rappresentato dal lago, i canneti, la zona paludosa delle Pantanacce e i prati umidi circostanti. Il Lago di Vico costituisce uno dei punti di sosta e di svernamento dell'avifauna acquatica più importanti del Lazio, esso ricopre un notevole ruolo nell'ambito del più complesso ed ampio sistema fluvio-lacustre, costituito dal Tevere e i suoi affluenti nonché i laghi di Bolsena, Vico, Martignano, Bracciano e Monterosi.
Molte delle specie che si spostano lungo il Tevere sostano in uno dei suddetti laghi o fanno la spola dall'uno all'altro.
Tra gli uccelli acquatici nidificanti, il più significativo è sicuramente lo Svasso maggiore (Podiceps cristatus), il quale non a caso è stato scelto come simbolo della Riserva; esso nidifica nei canneti ed è presente durante tutto l'anno. Durante le stagioni riproduttive 1975-1983, la popolazione nidificante stimata era di 30-40 coppie; i dati raccolti durante analoghe ma più recenti indagini (1999-2000) sono in corso di elaborazione. Altri Podocipedidi presenti sono lo Svasso piccolo (P. nigricolls), ed il Tuffetto (Tachybaptus ruficollis), i quali però si incontrano solo stagionalmente. Nel corso di censimenti periodicamente effettuati dal personale della Riserva, è stata osservata negli ultimi anni la presenza invernale del Cormorano (Phalacrocorax carbo): la consistenza della popolazione svernante è progressivamente aumentata passando da poche unità nel 1984 a circa 100 nel 2000. Fra gli Ardeidi è nidificante il Tarabusino (Ixobrychus minutus), mentre la Nitticora (Nyctycorax nyctycorax), la Sgarza ciuffetto (Ardeola ralloides), la Garzetta (Egretta garzetta), l'Airone cenerino (Ardea cinerea), e l'Airone rosso (A. purpurea), sono di passo o stagionali. A conferma che la zona di Vico viene visitata praticamente da tutti i rappresentanti dell'avifauna acquatica europea, recentemente sono stati avvistati il Tarabuso (Botaurus stellaris), e l'Airone bianco (Egretta alba), tra gli Ardeidi, nonché il Mignattaio (Plegadis falcinellus). Nei mesi autunnali e primaverili, sono presenti numerose specie di anatre, sia di superficie sia tuffatrici. Tra queste il Fischione (Anas penelope), l'Alzavola (A. crecca), il Germano reale (A. plathyrhynchos), e la Canapiglia (A. streper), unici Anatidi qui nidificanti, il Mestolone (A. clypeata), il Moriglione (Aythya ferina), la Moretta tabaccata (A. nyroca), e la Moretta (A. fuligula). Altre specie nidificanti sono il Porciglione (Rallus aquaticus), e la Gallinella d'acqua (Gallinula chloropus), due Rallidi presenti tutto l'anno. Tra i Laridi si ricordano il Gabbianello (Laurus minutus), il Gabbiano comune (L. ridibundus), ed il Gabbiano reale (L. cachinnans), presenti nei mesi invernali; di passo regolare sono il Mignattino piombato (Chlidonias hybridus), il Mignattino (C. niger), e il Mignattino alibianche (C. Ieucopterus).
I canneti sono frequentati da numerosi Silvidi come l'Usignolo di fiume (Cettia cetti), il Beccamoschino (Cisticola juncidis), il Forapaglie (Acrocephalus schoenobaenus), la Cannaiola verdognola (A. palustris), la Cannaiola (A. scirpaceu), e il Cannareccione (A. arundinaceus). Nello stesso ambiente vi sono inoltre alcune coppie nidificanti di Pendolino (Remiz pedulinus), e di Martin pescatore (Alcedo atthis); nei mesi invernali e presente il Migliarino di palude (Emberiza schoeniclus). Da ricordare ancora, per la concentrazione che vi raggiunge lo Storno (Sturnus vulgaris), ospite invernale che utilizza il canneto per trascorrervi la notte.
Nei prati umidi e nelle zone paludose si trovano numerosi limicoli, tra i quali la Pittima reale (Limosa limosa), la Pittima minore (L. Iapponica), il Totano moro (Tringa erythropus), la Pettegola (T. totanus), la Pantana (T. nebularia), il Piro-piro boschereccio (T. glareola), il Piro piro piccolo (Actitis hypoleucos), sempre numeroso, il Voltapietre (Arenaria interpres), e altri.

Relativamente ai predatori, fra gli Strigiformi sono presenti come nidificanti il Barbagianni (Tyto alba), la Civetta (Athene noctua), l'Allocco (Strix aluco), e il Gufo comune (Asio otus). Da tempo è estinto il Gufo reale (Bubo bubo), mentre il Gufo di palude (Asio flammeus), è segnalato con una certa regolarità durante l'inverno. Tra i rapaci diurni, comuni sono alcuni Falconidi quali il Gheppio (Falco tinnunculs), che nidifica, il Lanario (F. biarmicus), ed il Pellegrino (F. peregrinus), presenti questi ultimi da ottobre a febbraio, al seguito dell'avifauna di passo; tra gli Accipitridi, il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), e il Nibbio bruno (Milvus migrans), nidificanti durante la loro permanenza estiva, lo Sparviere (Accipiter nisus), e la Poiana (Buteo buteo), stanziali. Tra gli Accipitridi sono stati altresì segnalati il Biancone (Circaetus gallicus), e, tra i Falconidi, il Lodolaio (Falco subbuteo), e il Falco cuculo (F. vespertinus), i quali però devono essere probabilmente considerati di passo se non occasionali.
Di particolare interesse sono alcuni esperimenti di reintroduzione di uccelli rapaci recentemente condotti con buon esito nel territorio della Riserva. Nell'estate del 1984 sono stati infatti liberati tre Pellegrini e tre Lanari sequestrati dalle autorità doganali tedesche ad un viaggiatore tedesco proveniente dall'Italia. Gli animali sono stati riportati nel nostro Paese tramite il WWF e l'allora Ministero dell'Agricoltura e Foreste: il territorio della Riserva è stato ritenuto particolarmente idoneo per tentare la reintroduzione, sia per le caratteristiche morfologiche, sia per le garanzie di protezione, sia per la possibilità di seguire costantemente tutte le fasi di questa delicata operazione.
Negli ambienti forestali nidificano alcuni Picidi quali il Picchio rosso maggiore (Picoides major), il Picchio rosso minore (P. minor), e il Picchio verde (Picus viridis). Sono inoltre presenti numerosi Passeriformi tra cui il Codibugnolo (Aegithalos caudatus), la Cincia bigia (Parus palustris), il Rampichino (Certhya brachydactyla), e il Picchio muratore (Sitta europaea). Di passo è il Frosone (Coccothraustes coccothraustes). In questi ambienti sono anche molto diffuse la Cinciarella (Parus caeruleus), e la Cinciallegra (P. major), delle quali è in corso di studio la biologia riproduttiva delle popolazioni della Riserva.

Altri Passeriformi stanziali del bosco, anche se non esclusivi di questo ambiente, sono la Ballerina bianca (Motacilla alba), il Merlo (Turdus merula), la Capinera (Sylvia atricapilla), il Fringuello (Fringilla coelebes), il Verzellino (Serinus serinus), il Verdone (Carduelis chloris), e il Cardellino (C. carduelis). Specie estive sono la Balia dal collare (Ficedula albicollis), il Luì piccolo (Phylloscopus collybita), e il Pigliamosche (Muscicapa striata); nelle aree boscate più mature nidifica il Codirosso (Phoenicurus phoenicurus). Durante la stagione invernale è inoltre possibile osservare il Codirosso spazzacamino (P. ochruros).
Nelle zone coltivate ed in quelle con vegetazione arbustiva, oltre alle specie silvicole sopra ricordate, troviamo lo Zigolo nero (Emberiza cirlus), lo Strillozzo (Miliaria calandra), e, nei terreni più asciutti, la Tottavilla (Lullula arborea), la Cappellaccia (Galerida cristata), e l'Allodola (Alauda arvensis). Nei cespuglieti si osservano inoltre il Canapino (Hippolais polyglotta), e l'Occhiocotto (Sylvia melanocephala); è presente pure il Saltimpalo (Saxicola torquata), mentre lo Stiaccino (S. rubetra), è di passo. Sono anche comuni la Sterpazzola (Sylvia communis), l'Averla capirossa (Lanius senator), e l'Averla piccola (L. collurio). Tra i canaloni tufacei nidifica il Passero solitario (Monticola solitarius).

Rettili e Anfibi
 
Le notizie riguardanti i Rettili e gli Anfibi sono estremamente scarse e i dati di cui disponiamo non sono sufficienti per tracciare un quadro esauriente delle specie presenti nella Riserva; si tenterà di comporre una immagine del popolamento erpetologico dell'area.
Relativamente ai Rettili, è presente la Testuggine d'acqua (Emys orbicularis). Tra i Sauri sono molto comuni il Ramarro (Lacerta viridis), la Lucertola campestre (Podarcis sicula), e la Lucertola muraiola (P. muralis). Comune è anche la Tarantola muraiola (Tarentola mauritanica), soprattutto presso ruderi, abitazioni o tra le pietre di muretti a secco. Presente è anche la Luscengola (Chalcides chalcides), la quale predilige aree erbose e aperte.
Tra i Serpenti si rinviene la Vipera comune (Vipera aspis), l'unico rettile velenoso di questa zona il quale preferisce ambienti relativamente aperti, aridi, pascoli oppure arbusteti. Nel comprensorio risultano inoltre segnalate cinque specie di Colubribi, famiglia che in Italia non comprende specie velenose: la Biscia dal collare (Natrix natrix), legata anche se non in maniera esclusiva alla presenza di raccolte d'acqua, il Biacco (Coluber viridiflavus), il Cervone (Elaphe quatuorlineata), il Colubro di Esculapio (E. longissima), e il Colubro di Riccioli (Coronella girondica), generalmente terrestri.
Gli Anfibi Urodeli sono rappresentati dal Tritone punteggiato (Triturus vulgaris), e dal Tritone crestato (T. cristatus), il primo generalmente più comune del secondo.
Tra gli Anuri, è noto l'Ululone a ventre giallo (Bombina pachypus), specie che nel Lazio risulta piuttosto localizzata. Comunissimo è il Rospo comune (Bufo bufo); presente risulta anche il Rospo smeraldino (B. viridis), tuttavia meno comune e assai più termofilo della specie precedente. Si ricorda inoltre la Raganella comune (Hyla arborea), specie prevalentemente arboricola. Risulta presente la Rana verde (Rana sp.), del "complesso Rana esculenta". Altresì presenti, anche se localizzate, sono le rane rosse, Rana agile (R. dalmatina), e Rana greca (R. greca).

Pesci
 
La composizione dell'ittiofauna del Lago di Vico ha subito negli ultimi tempi notevoli modificazioni a causa delle ripetute introduzioni artificiali di specie alloctone utilizzate per le attività di pesca: tra queste il Coregone (Coregonus sp.), proprio dell'Europa centrale, il Pesce persico o Persico reale (Perca fluviatilis), dell'Europa centro-settentrionale e della Siberia, e il Persico sole (Lepomis gibbosus), importato dal Nord America.
Le forme autoctone presenti sono il Luccio (Esox lucius), la cui popolazione è soggetta a cicli di abbondanza di 4-5 anni, nonché alcuni Ciprinidi quali la Tinca (Tinca tinca), la Carpa (Cyprinus carpio), la Scardola (Scardinius erythrophthalmus), il Cavedano (Leuciscus cephalus), e il Triotto (Rutilus rubilio). Presente è anche l'Anguilla (Anguilla anguilla).

Invertebrati
 
Per quanto riguarda gli Invertebrati vengono prese in considerazione solamente le notizie relative agli Artropodi i quali, in particolare nelle zoocenosi terrestri, sono assai più significativi di altri gruppi zoologici per la caratterizzazione di un'area dal punto di vista ecologico, faunistico e biogeografico; per questi animali inoltre si dispone di una maggiore omogeneità e ricchezza di dati.
Relativamente agli Insetti, è ben conosciuto il popolamento dei Macrolepidotteri: per la Riserva sono note ben 300 specie, per la maggior parte notturne, sulle circa 1260 reperite nell'Italia centrale.
Per questo ordine, oltre ad una serie assai cospicua di specie piuttosto comuni ed ampiamente distribuite sia in senso latitudinale sia altitudinale, si rinvengono farfalle che nell'Italia centrale risultano estremamente rare e localizzate. Tra queste ricordiamo lo Psichide (Talaeporia tubulosa), i Nottuidi (Ochropleura musiva e Moma alpium), i Geometridi (Eupithecia pyrenata, Boarmia secundaria, B. cinctaria, B. crepuscolaria, B. Iuridata). Si tratta di specie più o meno ampiamente diffuse in Europa centro-meridionale, Anatolia e Asia centroorientale e note nell'Italia centrale solo per pochissime località.
Di un certo interesse è la comunità di Lepidotteri legata ai vegetali tipici delle zone umide e paludose, biotopi molto interessanti dal punto di vista naturalistico e la cui integrità è attualmente sempre più minacciata dall'intervento dell'uomo. I canneti che si sviluppano lungo le sponde del lago e le zone paludose presso le rive settentrionali ospitano una cenosi assai ricca e complessa: tra le numerose specie ricordiamo il Cosside (Phragmataecia castaneae), legato a Phragmites communis, i Nottuidi (Photodes pygmina), la cui larva vive a spese di Carex paludosa, C. acutiformis e Poa acquatica e la cui unica cattura per l'Italia centrale è stata efettuata proprio presso il Lago di Vico, Mythimna straminea e M. impura, che vivono entrambe su Phragmites communis, M. obsoleta, su Arundo phragmites, ritenuta in via di estinzione nell'Italia centrale per via della rarefazione della pianta nutrice, Nonagria typhae, che si alimenta delle varie specie del genere Typha, Archanara geminipunctata e A. dissoluta, le cui larve vivono su Phragmites communis, Plusia festucae, legata a varie piante di ambienti paludosi e la cui unica cattura nell'Appennino centrale è avvenuta presso il Lago di Vico.
È da evidenziare la presenza di Chilodes maritimus, Nottuide a diffusione europea, piuttosto raro in Italia. La larva di questo Lepidottero preda le larve di alcuni Nottuidi - tipici dei canneti - del genere Nonagria, manifestando così abitudini alimentari assai insolite per questo gruppo di Insetti le cui larve sono generalmente fitofaghe. Particolarmente interessanti infine sono quelle specie tipiche delle zone montuose più interne e che qui sono presenti con popolazioni isolate, pressoché al limite inferiore della loro distribuzione altitudinale. Si tratta, in particolare, del Limantride (Lymantria monacha), dei Nottuidi (Polia nebulosa e Mythimna conigera) e dei Geometridi (Ourapteryx sambucaria e Pseudopanthera macularia).
Per i Coleotteri, gruppo rappresentato da un elevatissimo numero di famiglie e di specie, non si hanno dati dettagliati come per le farfalle e non esistono, a parte alcune monografie della Fauna d'Italia riguardanti singole famiglie, lavori d'insieme relativi al popolamento appenninico. Verranno pertanto esaminati solo i gruppi meglio conosciuti e oggetto di studi recenti.

I Carabidi rappresentano una importante famiglia di predatori terrestri i quali, per la buona corrispondenza tra le comunità che formano e le compagini vegetali presenti in una data area, vengono spesso utilizzati per studi tendenti ad individuare il grado di "naturalità" di un habitat, informazione poi utilizzabile per una migliore gestione del territorio. Le ricerche di carattere ecologico e faunistico condotte in questo comprensorio hanno messo in evidenza la presenza di un popolamento costituito da circa quaranta specie; il contingente più numeroso è rappresentato da entità legate a formazioni forestali, sono inoltre presenti specie praticole e specie a più ampia valenza ecologica, euritope.
Le specie forestali sono rappresentate per la maggior parte da elementi eusilvicoli, gran parte dei quali presenti in tutte le formazioni boschive a latifoglie dell'Italia centrale; sono inoltre rappresentate specie legate esclusivamente alle faggete, anche se probabilmente maggiormente legate a faggete "calde", accanto ad un gruppo tipico delle quercete. Tra gli elementi euritopi, è possibile riconoscere un contingente di forme tendenzialmente igrofile, legato sia a formazioni boschive che a prati.
Dal punto di vista faunistico va ricordata la presenza nel canneto presso il lago di numerose specie ripicole e limicole: particolarmente significativa è la presenza di Acupalpus dubius, specie centro-europea, probabile relitto di fasi climatiche fredde. Tra gli elementi forestali sono interessanti in particolare Carabus lefebvrei, specie endemica italiana, Laemostenus latialis, endemismo centro-appenninico, Calathus fracassii, specie esclusiva dell'Appennino (della forma caratteristica dell'Appennino umbro-marchigiano) e che rappresenta l'elemento dominante di questa comunità, e Pseudomasoreus acanigouensis, specie rara e localizzata esclusiva delle formazioni termofile a Quercus.
Passando alla famiglia dei Ditiscidi sono noti Bidessus minutissimus e Agabus brunneus, a gravitazione europea centro-meridionale e mediterranea, nonché Coleambus impressopuncatus, oloartico, e Hydroporus palustris, euro-sibirico.
Per i Crisomelidi Alticini, Insetti legati per lo più ad essenze vegetali; è interessante ricordare la presenza di Chaetocnema conducta, nonché probabilmente di Aphtona coerulea, le cui larve si nutrono di piante tipiche di luoghi paludosi, Ciperacee e Giuncacee la prima e Iris pseudacorus la seconda.
Per i Cerambicidi, Coleotteri fitofagi le cui larve della maggior parte delle specie sono lignivore, siamo in possesso di alcuni dati relativi a Monte Fogliano, dovuti ad un paio di ricerche.

Oltre a entità largamente distribuite sia in senso altitudinale che latitudinale, sono altresì presenti specie generalmente legate a fasce più elevate quali Parmena balteus, prevalentemente collinare e montana, diffusa nelle regioni dell'Europa meridionale e, particolarmente interessante, Rosalia alpina, elemento montano, sub-alpino, ad ampia distribuzione paleartica occidentale, legato al faggio, di cui attacca per lo più piante morte o deperite o parti morte di piante sane. Tra gli elementi di maggior interesse si ricorda Dorcadion arenarium, a gravitazione essenzialmente circumadriatica.
Gli Scarabeoidei coprofagi sono stati anch'essi oggetto di recenti studi ecologici e faunistici. Nel territorio della Riserva è presente un popolamento costituito da circa quaranta specie, su più di sessanta note in tutto il comprensorio dei Monti Cimini. La maggior parte è costituita da elementi presenti in tutti o quasi i piani vegetazionali rappresentati nell'Italia centrale; sono inoltre presenti entità caratteristiche di ambienti particolari, come Aphodius lividus, legato ad aree paludose, oppure A. ater convexus, A. conspurcatus e A. distinctus, moderatamente orofili.
Per quanto riguarda la artropodofauna acquatica, in particolare Insetti e Crostacei, esistono studi sia di carattere faunistico, sia ecologico.
Tra i Ditteri Simulidi, Insetti acquatici durante la fase preimmaginale ed ematofagi (le femmine) allo stadio adulto, si ricorda Eusimulium paludiculum, esclusivo della fauna italiana e noto essenzialmente per il Piemonte e le regioni centro-appenniniche.
Tra i Crostacei Copepodi, di notevole interesse è la presenza dell'Arpacticoide Parastenocaris veneris, endemismo italiano noto solo per le acque interstiziali del Lago di Vico. Nella stessa località è presente anche P. italica, nota per diverse stazioni dell'Italia settentrionale e rinvenuta ai laghi di Vico e di Bolsena. Alcuni dati relativi ai Crostacei Cladoceri presenti nel lago si possono segnalare Ceriodaphnia pulchella e Leptodera kindtii, specie ampiamente diffuse nell'emisfero boreale e presenti in Italia nei bacini del nord e del centro, e Daphnia hyalina, ampiamente diffusa in Eurasia e N-Africa.
Sotto il profilo ecologico sono particolarmente significative le indagini condotte negli ultimi venti anni sulle comunità ad invertebrati. Tali studi sono stati indirizzati verso una valutazione della qualità delle acque - definita sulla base della composizione faunistica delle cenosi presenti - ed alla verifica della possibilità di utilizzare il bacino per acquacoltura. Una prima serie di ricerche è stata svolta dall'Istituto di Idrobiologia di Pallanza all'inizio degli anni settanta sullo zooplancton e sullo zoobenthos; analoghe indagini sono state successivamente effettuate sulle stesse comunità negli anni 1985 e 1986.
Rispetto a quanto precedentemente osservato, gli studi più recenti hanno messo in evidenza un sostanziale aumento dell'eutrofizzazione del lago, in particolare dei suoi sedimenti. Tale fenomeno è stato posto in relazione con l'apporto di concimi chimici e di pesticidi che negli ultimi dieci anni hanno trovato largo impiego nelle circostanti coltivazioni di nocciolo.
 
 
Testo di Felice Simmi * e Mario Zapparoli **
* Direttore della Riserva Naturale Lago di Vico
** Dipartimento di Protezione delle Piante, sez. Entomologia agraria, Università della Tuscia, Viterbo
Da: OLMI M. e ZAPPAROLI M. (a cura di), 1992. L'ambiente nella Tuscia laziale - Aree protette e di interesse naturalistico della Provincia di Viterbo. Università della Tuscia, Union Printing Edizioni, Viterbo

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