| - L'eruzione che determinò la messa in posto dell'ignimbrite B iniziò, a differenza della precedente, con un carattere idromagmatico, dovuto cioè all'interazione del magma con l'acqua di falda. Il deposito corrispondente, costituito da livelli sottili di lapilli ceneri e ceneri vescicolate, è uniformemente distribuito tutto intorno all'edificio centrale. La sequenza prosegue con un deposito pliniano di ricaduta, ricco in litici di rocce subvulcaniche, seguito da depositi di colate piroclastiche caratterizzate, nelle aree prossimali al cratere, da fenomeni di risaldatura e, per il resto, dalla presenza di grosse fiamme e scorie di colore grigio-nerastro. La composizione di questi prodotti è trachifonolitica. Il volume di magma emesso in questa fase eruttiva è inferiore a quello emesso nella fase precedente, sebbene i prodotti si siano anch'essi estesi fino a circa 12 km dal punto di emissione.
- Spesso i depositi di questa fase si accumularono in valli scavate nei prodotti della precedente eruzione, indicando che certi settori del vulcano non furono interessati, nella pausa tra una fase eruttiva e l'altra, da alcuna attività vulcanica. La presenza di un paleosuolo tra i prodotti della fase B e C, indica invece una stasi anche da parte dell'attività del vulcano centrale. Tale pausa dovette essere abbastanza lunga considerato il notevole spessore del paleosuolo, che può arrivare fino ad 80 cm.
- L'eruzione dell'ignimbrite C è sicuramente l'evento principale nella storia del vulcano vicano. Questa eruzione, datata a circa 0.15 milioni di anni, inizia con un deposito di pomici pliniane disperse a SW, seguito da colate piroclastiche pomicee grigio rosate e saldate. A questa prima fase, con prevalente carattere pliniano, segue la fase parossistica, aperta dall'eruzione di brecce grossolane prive di elementi fini, molto ricche in litici alla base e costituite da colate di scorie parzialmente saldate verso l'alto. L'eruzione è chiusa da depositi della fase più tipica dell'ignimbrite C, caratterizzata da una matrice cineritico-vetrosa, di colore rosso mattone, contenente grosse scorie nere. In letteratura quest'ultima unità è più nota con il nome di "tufo rosso a scorie nere". L'unità C si estende per oltre 25 km dal vulcano e copre un'area di 1200 kmq, con un volume di magma eruttato compreso tra 3 e 5 kmc.
- In una fase successiva compresa in un intervallo di tempo tra 0.14 e 0.095 milioni di anni, si registra un drastico cambiamento nell'attività del vulcano centrale che divenne prevalentemente idromagmatica. Questo si verifica probabilmente perché, da questo momento in poi, il magma ebbe occasione di interferire a più riprese con le acque di un bacino lacustre instauratosi all'interno dell'area calderica identificatasi a seguito dell'eruzione dell'ignimbrite C. Le prime interazioni acqua/magma, di esigua entità, portano alla deposizione di sottili piroclastiti idromagmatiche a composizione fonolitico-tefritica, visibili sul bordo meridionale della caldera e tra i paesi di Ronciglione e di Caprarola. A questi segue l'emissione dei prodotti della formazione dell'ignimbrite D, costituiti da depositi idromagmatici, surge piroclastici e colate piroclastiche idromagmatiche. La composizione dei prodotti è fonolitica.
- Dopo una lunga stasi, indicata dall'esistenza di un paleosuolo spesso fino a 2 m, si ha l'eruzione finale con lancio di prodotti piroclastici che nel loro insieme costituiscono la formazione dei tufi finali. La sequenza stratigrafica di questa formazione comprende depositi di più eruzioni in cui sono compresi anche episodi idromagmatici. L'attività del vulcano di Vico si conclude con l'edificazione, nel settore nord-orientale della caldera, del cono di Monte Venere, costituito essenzialmente da lave a composizione fonolitico-tefritica.
- L'area vicana è a tutt'oggi interessata da molte manifestazioni idrotermali che ci indicano che il sistema dinamico ed in generale l'area vicana non ha ancora raggiunto un definitivo equilibrio. Per esempio, l'area del fiume Vezza è interessata da faglie attive ad andamento NE-SW e NW-SE a cui è associata attività esalativa. Anche nell'area di Ferento si ha una intensa attività esalativa di gas ed emissione di acque idrotermali che sono messe in relazione a sistemi di faglie ad andamento NW-SE che limitano ad occidente l'alto strutturale di Ferento.
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- Testo di Donatella De Rita
- Dipartimento di Scienze della Terra. Università "La Sapienza", Roma
- Da: OLMI M. e ZAPPAROLI M. (a cura di), 1992. L'ambiente nella Tuscia laziale - Aree protette e di interesse naturalistico della Provincia di Viterbo. Università della Tuscia, Union Printing Edizioni, Viterbo
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