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Il mondo delle api
 
Sin dai tempi antichi l'uomo si è interessato alla vita delle api, rivolgendo tuttavia attenzione più alla produzione e raccolta di quello straordinario alimento che è il miele, piuttosto che ad una conoscenza zoologica vera e propria dell'insetto. È solo in tempi relativamente recenti che studi più approfonditi hanno consentito di conoscere e decifrare il linguaggio e i comportamenti delle api.
 
L'aspetto più affascinante, infatti, di questi eccezionali imenotteri è il loro carattere sociale e gregario che porta ciascun individuo a vivere in interdipendenza funzionale con gli altri: un'ape separata dal gruppo per più di 2-3 giorni è destinata a morire.
All'interno della colonia ogni ape ricopre un ruolo e svolge delle funzioni ben precise, tutte finalizzate al benessere e alla salvaguardia della comunità anche a costo di perdere la propria vita. È il caso delle api più vecchie che in inverno si accalcano attorno alla regina e alla covata per mantenere una temperatura costante (glomere), con il rischio però di morire loro di freddo, o delle api "guardiane" che quando pungono per proteggere l'alveare muoiono perché al pungiglione resta attaccata parte delle viscere.

La morfologia delle api
 
Il genere apis, che appartiene al vastissimo ordine degli imenotteri di cui fanno parte anche le formiche, comprende numerose specie: tra queste quella allevata per la produzione di miele, polline, pappa reale e cera, è denominata "mellifica".
Dal punto di vista morfologico nel corpo di un'ape sono distinguibili tre elementi: la testa, il torace e l'addome.
Nel capo sono presenti occhi chiamati "composti" dotati di migliaia di faccette, se osservati al microscopio, denominate ommatidi che vengono utilizzati dall'ape per la visione in lontananza, mentre, per quella ravvicinata, ci sono tre occhi semplici posti sul capo chiamati ocelli.
L'occhio dell'ape è sensibile all'ultravioletto e insensibile al rosso che è percepito come nero, e per questo gli apicoltori quando utilizzano arnie con colorazioni diverse evitano i colori come il rosso, il marrone, il lilla, ecc. per evitare che api di una colonia, confondendosi, entrino nell'arnia di un'altra.
 
Di grande importanza sono le antennine, due strutture filamentose orientabili attraverso le quali l'ape riesce a valutare temperatura, odori e umidità. Nell'apparato boccale spicca la "ligula", una sorta di tubicino di varia lunghezza che funziona come una pompa per aspirare il nettare.
All'interno della testa vi sono poi ghiandole di grande importanza, come quella attraverso cui l'ape regina produce il feromone reale, una sostanza che consente alle altre api di riconoscere il proprio alveare e indica alle "operaie" di produrre la pappa reale.
Il torace è unito alla testa da un breve collo, ed è composto da tre anelli congiunti da ciascuno dei quali parte una coppia di zampe. Quelle posteriori sono le più forti e nel caso dell'operaia sono dotate di un sacco trasparente e resistente per la raccolta di polline e propoli. Sulle zampe anteriori troviamo invece delle piccole spazzole che servono per pulire le antenne e per il lavoro. Anche le ali si originano dal torace e presentano una grande resistenza che unita alla frequenza del battito rende le api delle eccezionali volatrici. La coppia di ali più piccole si congiunge a quella più grande attraverso dei piccoli uncini (hamuli), determinando così un'unica superficie che migliora il volo. Le ali sono inoltre un buon indicatore per riconoscere approssimativamente l'età di un'ape: delle ali ben ricomposte sul dorso e ben sagomate indicano che un'ape è giovane, mentre delle ali divaricate e con i bordi sfrangiati testimoniano che l'ape si trova nelle ultime fasi del suo ciclo biologico.
L'addome, che si presenta con le classiche tonalità striate di giallo e nero, ad eccezione dell'ape regina, è composto da sette anelli il primo dei quali si congiunge con il torace, mentre l'ultimo è dotato di pungiglione di cui però sono sprovvisti i fuchi, ovvero i maschi dell'ape. Nell'addome dell'operaia sono presenti le ghiandole ceripare e il sacco melario dove viene raccolto il nettare dei fiori, nonché l'apparato circolatorio che trasporta emolinfa, un liquido nutritivo trasparente ed inodore.

La regina
 
Alla stregua di un'antica comunità tradizionale fondata su una suddivisione gerarchica chiusa e stratificata della sua popolazione, la società delle api si fonda su tre caste ben distinte a cui si appartiene dalla nascita: la regina, le operaie e i fuchi.
La regina è la madre di tutto il suo popolo e nasce da un uovo fecondato disposto in una cella particolare dalla forma di stalattite, più grande di quelle destinate alle larve normali, e per questo ribattezzata cella reale.
È l'unica ad essere alimentata per tutta la vita con pappa reale a differenza delle altre api che dopo i primi tre giorni di stato larvale vengono nutrite con un impasto di miele, acqua e polline. È proprio questa diversa dieta alimentare a cui è sottoposto solamente l'uovo fecondato deposto nella cella reale, a determinare il destino dell'ape in quanto geneticamente non vi sono differenze tra una regina e un'operaia.
È la qualità del cibo a modificare la morfologia, l'anatomia e la fisiologia che poi caratterizzano l'individuo adulto.
Il ciclo biologico di un'ape regina può durare sino a 5 anni contro le poche settimane di un'ape operaia, e dalla sua attività dipende la sopravvivenza dell'intera comunità essendo l'unica feconda, assicurando così lo sviluppo della propria famiglia e il rinnovo della popolazione dell'alveare.
La regina che è sempre e soltanto una per ogni colonia, si distingue morfologicamente dalle altre femmine per una maggiore lunghezza (18-22mm), per l'ampiezza del torace (4,2mm circa), per l'addome lucido, le ali più corte e le zampe più grandi ma prive degli attrezzi utilizzati dall'operaia per lavorare, come lo sperone, il sacco porta-polline e le spazzole. Anche la ligula è più corta non avendo bisogno di succhiare il nettare, così come non possiede le ghiandole ceripare essendo la sua unica funzione quella di deporre le uova. Il pungiglione viene utilizzato esclusivamente contro soggetti della stessa casta, ad esempio durante i duelli nel periodo della sciamatura, e questo spiega perché la regina non muore dopo aver punto: non è infatti una diversa struttura del pungiglione ma il soggetto che viene punto, a determinare o meno la morte delle operaie rispetto alla regina. Le operaie per difendere l'alveare sono costrette a volte a pungere dei vertebrati ed anche l'uomo. In questi casi l'elasticità dei tessuti di chi viene punto trattiene il pungiglione e l'ape di solito non riesce più ad estrarlo. La regina, invece, utilizzando il pungiglione esclusivamente contro altre api regine riesce a liberarsi poiché l'esoscheletro rigido di quest'ultime non si richiude in maniera elastica ed il pungiglione può essere estratto.
Il ciclo di crescita di un'ape regina dura circa 16 giorni dal momento della deposizione dell'uovo sino allo sfarfallamento dell'insetto perfetto.
Dopo alcuni giorni dalla nascita cominciano i primi voli di ricognizione e uno o più voli nuziali in cui la regina si accoppia con più fuchi per poter immagazzinare una quantità sufficiente di spermatozoi, raccolti in una sacca interna all'addome (spermateca), che rimarranno vitali nel corso degli anni e serviranno alla regina a deporre per tutta la sua vita. Una regina non fecondata entro venti giorni dalla nascita, rimarrà sterile e potrà deporre solo uova aploidi (con una sola serie di cromosomi) da cui nasceranno esclusivamente fuchi (regina fucaiola). Una regina che mal depone non è in grado di assicurare la continuità del suo popolo e sovente accade che, prima ancora della sua morte naturale, venga uccisa dai suoi stessi "sudditi" che necessitano di un nuova condottiera e genitrice.
Due giorni dopo l'ultimo volo nuziale, comincia il periodo della deposizione delle uova che può arrivare sino a 3000 al giorno. È stato calcolato che nel corso della sua vita una regina può arrivare a deporre uova per un peso pari a circa mille volte il suo.
L'aspetto più strabiliante di questo processo è che nelle api la fecondazione delle uova non avviene subito dopo l'accoppiamento, ma al momento della deposizione e così la regina a seconda della grandezza delle celle costruite dalle operaie, deporrà un uovo fecondato se la cella è piccola, e un uovo non fecondato se questa invece è grande per generare così un maschio.
Si ritiene infatti che nella regina agisca una sorta di meccanismo riflesso che opera sulla valvola della spermateca: in presenza di un alveolo piccolo la valvola si apre rilasciando da tre a sette spermatozoi, uno dei quali feconderà l'uovo da cui nascerà una femmina; in presenza invece di un alveolo grande (e quindi predisposto per un fuco) la valvola rimane chiusa e la regina deporrà un uovo non fecondato da cui nascerà un maschio.
È dunque la struttura del favo costruito dalle operaie a determinare la composizione della colonia.

L'operaia
 
Le api operaie sono femmine sterili con le ovaie atrofizzate, più piccole della regina sia per ampiezza toracica che per lunghezza e peso ma ricoperte da una fitta peluria e dotate di una serie di elementi morfologici precipui come il pettine, la pinza, il sacco raccogli-polline ecc. che utilizzano per il lavoro all'interno dell'alveare e sui fiori.
Di fondamentale importanza sono le ghiandole che producono la cera, utilizzata quest'ultima per costruire i favi, e il sacco melario presente nell'apparato digerente attraverso il quale comincia la trasformazione del nettare in miele.
Il ciclo di sviluppo dell'operaia dura circa 21 giorni, dalla deposizione dell'uovo sino alla nascita dell'insetto perfetto, e la sua vita può durare dai 40 giorni nelle stagioni di gran lavoro sino ai sei mesi negli individui che nascono in autunno e svernano in glomere cominciando il lavoro in alveare in primavera.
In linea generale possiamo affermare che le diverse funzioni che le api operaie assolvono sono collegate al loro ciclo biologico: nei primi tre giorni di vita l'ape si occupa della pulizia delle celle; dal quarto al nono entra a far parte della schiera delle nutrici; dal decimo al diciannovesimo giorno assolve i compiti di guardiana, di ventilatrice e di produttrice di cera; infine sarà bottinatrice ovvero si dedicherà alla raccolta di nettare e polline e alla produzione del miele.
 
Il fuco
 
Il fuco è il maschio dell'ape nato da un uovo non fecondato deposto in un alveolo maggiore di quello delle operaie, ed ha il compito fondamentale di fecondare la regina sebbene possa aiutare anche nella ventilazione dell'alveare, nella produzione di calore per lo sviluppo della covata, e nella trasformazione del nettare in miele. Ha dimensioni più grandi dell'operaia, è tozzo con ali più lunghe del corpo, occhi enormi che quasi si toccano dotati di 7.500 ommatidi, ed una vita media di circa cinquanta giorni.
I maschi che si riproducono (solo il 10% circa) muoiono subito dopo l'accoppiamento poiché il loro organo riproduttore rimane inserito in quello della regina, mentre gli altri vengono cacciati o uccisi dalle operaie in autunno avanzato, in quanto non hanno più alcuna funzione e costituirebbero per l'alveare solamente un dispendio di risorse alimentari preziose per l'inverno.
Lo sviluppo dei maschi è più lento sia di quello delle regine che di quello delle operaie: il ciclo di sviluppo di un fuco dura circa 24 giorni.
La popolazione di un alveare varia in base alla stagione e può andare da un minimo di 15.000 individui nella stagione fredda, sino anche ad un massimo di 100.000 in quella calda. Una colonia generalmente alleva in un anno tra i 2.000 e i 6.000 fuchi, i quali però sono quasi totalmente assenti nel periodo invernale. È proprio tale assenza che spesso porta le regine nate in autunno inoltrato a diventare fucaiole, in quanto non riescono ad accoppiarsi.
L'assenza nei fuchi del pungiglione è dovuta al fatto che questo efficiente strumento di difesa e offesa deriva originariamente dall' ovodepositore, un organo utilizzato dalle femmine per inserire le uova in substrati vegetali o animali entro cui si dovevano sviluppare, e che nel ciclo evolutivo dell'ape ha finito col perdere tale primitiva funzione.
 
Il linguaggio delle api
 
Un alveare per sostenersi nel corso di un anno ha bisogno di consumare un gran quantitativo di miele, polline ed acqua. Non sarebbe possibile per le api produrre un così elevato quantitativo di risorse energetiche se ciascuna dovesse ogni volta cercarsi da sola la fonte nettarifera per bottinare. È partendo da questo presupposto che si è cominciato a pensare ad una qualche forma di comunicazione fra le api attraverso cui si suggeriscono dove andare a cercare il cibo.
Nel 1973 Karl von Frisch ha ricevuto il premio nobel proprio per le sue scoperte scientifiche sul linguaggio simbolico delle api.
Egli per primo ha scoperto il significato di numerose danze (circolare, dell'addome, ecc.) con cui l'ape non solo comunica alle compagne l'ubicazione della fonte nettarifera, ma anche le difficoltà che si possono incontrare per raggiungerla.
 
Le api e la tradizione
 
Una leggenda narra di un fanciullo che durante il giorno, mentre dormiva nella sua culla, fu improvvisamente circondato da uno sciame d'api che si posarono sul suo viso entrando ed uscendo dalla bocca che era aperta.
Il bimbo non si svegliò ma sopraggiunse il padre che, dopo un iniziale momento di panico e sbigottimento, ritenne quell'evento un fatto prodigioso e proibì alla domestica di scacciare le api. Queste improvvisamente si alzarono in volo e salirono in cielo così in alto che non si riusciva più a scorgerle. A quel punto il padre esclamò che se suo figlio fosse sopravvissuto sarebbe diventato qualcosa di grande.
Quel fanciullo, figlio del prefetto della Gallia, crebbe e il suo nome era Ambrogio: divenne governatore, vescovo, scrittore e protettore dei poveri.
Dopo la morte divenne santo e, in ricordo della leggenda, Sant'Ambrogio, oltre ad essere il protettore di Milano e della Lombardia, è considerato il patrono delle api, degli apicoltori e dei fabbricanti di cera. La sua festa è il 7 dicembre.

I prodotti dell'alveare
 
 
Il miele
 
Il miele è stato per secoli l'unico dolcificante usato dall'uomo. Questo dolce alimento è il prodotto che le api elaborano utilizzando il nettare dei fiori e le melate degli alberi del bosco. In una goccia di miele ritroviamo l'essenza di centinaia di fiori visitati dalle api durante i loro instancabili voli. Oltre al miele millefiori esistono molteplici mieli monoflora con caratteristiche organolettiche e proprietà differenti. Il miele è composto quasi esclusivamente da zuccheri semplici (fruttosio e glucosio) e in minima parte da acqua (18-20%). Contiene inoltre acidi organici, sali minerali e decine di altre sostanze naturali che ne esaltano le caratteristiche organolettiche. Il miele e dotato di proprietà emollienti, blandamente lassative e detossicanti; presenta inoltre attività antibatterica utile, per esempio, nel caso delle malattie da raffreddamento, mal di gola e, per uso esterno, su plaghe, bruciature e ferite.
 
Il polline
 
Rappresenta l'unico apporto proteico e di aminoacidi dell'alveare ed è un alimento completo per lo sviluppo dell'organismo anche per il suo contenuto di glucidi, lipidi, vitamine, sali minerali ed oligoelementi. Nell'alimentazione umana può essere considerato un ottimo ricostituente con azioni antianemiche, epatoprotettive e di riequilibrio psicofisico.
 
La pappa reale
 
È detta anche gelatina reale ed e il prodotto della secrezione delle ghiandole ipofaringee e mandibolari delle api operaie nutrici. Nell'alveare svolge un ruolo importante nell'alimentazione dell'ape regina e delle giovani larve. È ricca di proteine, aminoacidi liberi, zuccheri, lipidi, vitamine, enzimi, ormoni, fattori antibiotici e fattori di crescita. È un prodotto di eccezionale valore biologico ed agendo sul nostro equilibrio neuropsichico, rappresenta una fonte inesauribile di salute e benessere.
 
La propoli
 
È una sostanza raccolta dalle api sulle gemme e sulla corteccia di svariate piante. È composta da sostanze resinose, gommose e balsamiche. Viene utilizzata dalle api per barriera di difesa, chiusura di fessure, sterilizzazione delle celle prima della deposizione, ecc. Ha una composizione chimica complessa che la dota di proprietà antimicotiche, antibiotiche, antivirali, antiossidanti, anestetizzanti, cicatrizzanti, immunostimolanti e vasoprotettive. I suoi estratti, inoltre, sotto forma di tinture, pomate, unguenti e compresse, vengono impiegati nel trattamento di affezioni delle prime vie respiratorie, per l'igiene della bocca, nei casi di disturbi intestinali e di malattie virali e in dermatologia.
 
La cera
 
È una sostanza grassa secreta da particolari ghiandole delle api operaie (ceraiole). Le scagliette di cera vengono lavorate dalle api ed utilizzate per la costruzione dei favi. Un tempo largamente usata per l'illuminazione, in pittura, scultura ed in medicina, trova oggi impiego in campo farmaceutico e cosmetico per la preparazione degli unguenti.