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Lo Svasso maggiore
 
Sommario
 
Lo Svasso maggiore: come riconoscerlo
Status e distribuzione nel Paleartico occidentale
Situazione in Italia
Lo Svasso maggiore nel Lazio
Movimenti migratori
Habitat
Alimentazione
Comportamento riproduttivo
Biologia riproduttiva
Consigli utili per le osservazioni

Lo Svasso maggiore: come riconoscerlo
È praticamente inconfondibile sia in inverno che in primavera-estate, quando assume il piumaggio nuziale.
L'unica specie con la quale può essere confuso, durante l'inverno, è lo Svasso collorosso, dal quale si distingue per la presenza di un sopracciglio bianco sempre ben evidente, per la parte anteriore ed i lati del collo bianchi e per le maggiori dimensioni (lo Svasso maggiore è il più grande degli Svassi paleartici); lo Svasso collorosso inoltre capita raramente nelle nostre acque.
L'abito nuziale è formato da due ciuffetti neri (ciuffi o creste occipitali) che dal vertice si estendono all'indietro e da un collarino (ciuffi auricolari) arancione bordato di nero; i fianchi del corpo assumono una tonalità ruggine ed una sottile linea nera unisce la linea del becco con l'occhio.
Il maschio e la femmina hanno identico piumaggio, sia in inverno che in estate; solo le dimensioni maggiori del primo ci possono aiutare per distinguere i due sessi, anche se questa differenza si apprezza solo quando si ha l'opportunità di osservarli insieme, uno vicino all'altro.
Durante le operazioni di pulizia del piumaggio spesso lo Svasso maggiore dondola lateralmente in acqua, mettendo in evidenza le parti inferiori che appaiono di un colore bianco-lucente e che, spesso, specialmente durante l'inverno (quando gli altri colori sono assenti e sono presenti sul lago numerose altre specie di uccelli acquatici), ce lo fa immediatamente localizzare.
Appena nati, i piccoli sono interamente striati, con strisce bianche e nere su tutto il corpo; in seguito le striature rimangono confinate alla testa ed al collo e già al primo inverno sono praticamente indistinguibili dagli adulti.
 
 
Status e distribuzione nel Paleartico occidentale
Le sorti dello Svasso maggiore sono state alterne durante il XIX secolo: nel 1860 in Inghilterra fu raggiunto un minimo di 42 coppie nidificanti e questo a causa delle persecuzioni a cui fu soggetta la specie, colpevole di possedere un piumaggio così denso e compatto da essere simile ad una pelliccia, con il quale venivano confezionati manicotti per freddolose signore dell'epoca vittoriana.
Fortunatamente furono emanate leggi in difesa della specie ed attualmente essa e da considerarsi non solo fuori pericolo ma addirittura in espansione in tutto l'areale nel Paleartico occidentale e quindi anche in Italia, con un deciso aumento delle coppie nidificanti.
La ripresa, oltre alle misure di protezione adottate, è dovuta alla notevole plasticità mostrata dalla specie e dalla sua capacità ad adattarsi alle nuove situazioni ambientali create dalle attività umane.
Si assiste così, abbastanza frequentemente, alla colonizzazione di dighe, invasi artificiali od aree precedentemente mai frequentate nelle quali ora insistono divieti di caccia o di navigazione a motore.
Nel Paleartico occidentale lo Svasso maggiore nidifica nelle zone idonee dal 30° al 65° parallelo Nord.

Situazione in Italia
La specie in Italia è stazionaria e nidificante, migratrice regolare e svernante affezionata in numerosi bacini interni.
L'Italia è una delle regioni più meridionali del suo areale all'interno del Paleartico occidentale e la distribuzione in questo settore si fa abbastanza discontinua.
Questa discontinuità tende però sempre più a ridursi sia con l'occupazione di nuovi siti di riproduzione sia con la colonizzazione definitiva di siti occupati solo saltuariamente in precedenza.
Alla fine degli anni '70 potevamo trovare nidi di Svasso maggiore in gran parte delle regioni settentrionali mentre in quelle centrali era presente nel Lazio, in Umbria e, saltuariamente, in Toscana.
Al sud trovava condizioni idonee in tre-quattro zone della Puglia e del Molise mentre in Sardegna era ed è presente con una ventina di coppie; nelle restanti regioni le presenze erano limitate a singoli siti di nidificazione mentre siciliani e calabresi non avevano invece la possibilità di osservare nei propri bacini lo sgargiante abito nuziale del nostro amico Svasso.
Dal 1980 si è avuto un continuo susseguirsi di nuove segnalazioni e nel 1982, per la prima volta, la specie ha nidificato in Calabria e nel 1984 in Sicilia.
Anche in Italia settentrionale si è registrata questa espansione dei siti riproduttivi e così ora in Lombardia lo troviamo anche nei laghi di Garda e di Mantova mentre in Toscana una nuova località è stata segnalata nel 1983.
Complessivamente quindi la popolazione nidificante nel nostro paese è stata stimata in 400-500/600 coppie nel 1980, in 550/750 coppie nel 1983 ed in 631/850 coppie nel 1986 dopo un'indagine condotta in Italia meridionale.
 
 
Lo Svasso maggiore nel Lazio
Nel Lazio lo Svasso maggiore nidifica in cinque bacini, tutti utilizzati, tranne il Lago di Canterno sostituito dai laghi costieri del Parco Nazionale del Circeo e dal Lago di Bracciano, anche per lo svernamento.
La stima della popolazione nidificante nel Lazio è di 63-70 coppie nel 1986 e di 84-100 coppie nel 1987 mentre il contingente svernante è di 340400 individui.
Il Lago di Vico insieme ai laghi Lungo e di Ripa Sottile, è un importante sito riproduttivo per la specie: il 44% della popolazione laziale di Svasso maggiore sceglie infatti questo bacino per costruire le proprie piattaforme nursery.
Non altrettanto si può dire per quanto riguarda lo svernamento: il Lago di Bracciano con circa 200 individui è di gran lunga il preferito.
Particolarmente importante si è rivelato il tipo di gestione dell'area, infatti in tutti i bacini in cui lo Svasso maggiore nidifica, non viene effettuata la navigazione a motore.
In alcuni di questi è espressamente vietata (Lago di Vico, Lago di Canterno, Lago di Martignano), mentre nei Laghi Lungo e di Ripa Sottile, la limitata estensione ne rende superfluo l'uso e la navigazione a motore è quindi un evento occasionale.
In tutti i bacini di nidificazione è vietata l'attività venatoria.

Movimenti migratori
Lo Svasso maggiore è un migratore parziale che effettua i suoi spostamenti da marzo ad aprile per far ritorno alle località riproduttive e da agosto a dicembre per raggiungere quelle di svernamento.
Non si sa molto sulle rotte di migrazione della specie in quanto è molto difficile catturare gli individui per inanellarli; dai pochi dati disponibili si pensa che essa migri su largo fronte sia in zone interne che costiere.
Ad esempio un individuo inanellato a giugno in Germania orientale fu ricatturato in Russia, nella città di Voronezh, a circa 2000 Km di distanza.
Di solito la migrazione avviene durante la notte, volando a quote poco elevate o, come ha scoperto Andersson in Svezia, nuotando a qualche miglio di distanza dalla costa.
In generale le popolazioni nidificanti in Europa occidentale risultano più sedentarie di quelle nord-orientali che durante i rigidissimi inverni sono costrette a spostarsi verso sud per evitare i ghiacci che impedirebbero loro di alimentarsi.
Gli Svassi maggiori del lago di Sempacher in Svizzera hanno mostrato un forte legame con il loro sito riproduttivo, rimanendovi a svernare o spostandosi al massimo di un centinaio di chilometri per poi tornarvi durante la buona stagione.
Sempre attraverso i dati raccolti mediante l'inanellamento e la ricattura, è stato possibile ottenere informazioni riguardo l'età e la dinamica delle popolazioni; e così si conoscono vecchi Svassi maggiori di 14, 10 e 9 anni, mentre la speranza media di vita è risultata di 17 mesi, con una media del 40% di mortalità annua per gli adulti.
In nord-Europa gli Svassi maggiori, dopo aver effettuato la muta post riproduttiva con grandi concentrazioni in bacini interni, si dirigono verso il mare dove trascorreranno l'inverno.
Scendendo di latitudine questo comportamento si perde e si assiste alla presenza di grossi contingenti svernanti in acque interne: oltre 22.000 individui in alcuni laghi svizzeri ed oltre 20.000 nel Mar Nero.
In Italia non si contano molte ricatture, ma le uniche riguardano individui inanellati in paesi nordici (Russia, Svezia, Germania, Svizzera) che transitavano o sostavano nel nostro paese.
Le zone di svernamento sono limitate al centro-sud ed a qualche isola maggiore come l'Elba o la Sardegna e si riferiscono al massimo a qualche centinaio di individui.
Lo Svasso maggiore non è un migratore trans-sahariano e lo svernamento in Africa è limitato alle zone costiere settentrionali, anche a quote elevate; restarono perciò sorpresi Morel e Roux quando nel gennaio del 1971 osservarono un individuo di origine Paleartica che sguazzava presso il delta del Senegal.
Ma al di là di questi sbagli di rotta, lo Svasso maggiore non supera il deserto, oltre il quale troviamo infatti la sottospecie Podiceps cristatus infuscatus.

Habitat
Per anni la presenza dello Svasso maggiore è stata considerata da numerosi autori come un certificato di buona salute, rassicurante garanzia di purezza per le acque in cui l'uccello più o meno consapevolmente sguazzava.
Adesso però il quadro appare diverso: così come volpi, lupi e gabbiani hanno imparato a frequentare le discariche per razzolare cibo senza troppo faticare, anche lo Svasso maggiore sembra aver imparato a giovarsi delle alterazioni prodotte dalle attività umane.
E così due studiosi danesi nel 1975 in occasione dell'Anno Internazionale del Censimento degli Svassi, si resero conto che esisteva una forte correlazione positiva tra densità di coppie nidificanti e grado di eutrofizzazione delle acque.
È noto infatti che questo tipo di inquinamento, durante gli stadi iniziali, porta paradossalmente ad un aumento della biomassa e, di conseguenza, delle quantità di cibo disponibili per la specie.
I due autori proposero quindi di considerare lo Svasso maggiore come una specie indicatrice dell'inquinamento dei laghi, ribaltando il luogo comune che vuole un "animale bello" in un ambiente integro.
Anche sotto questa ottica poco rassicurante potrebbe essere interpretata la grossa espansione di areale con relativo aumento delle coppie nidificanti, di cui abbiamo parlato in un precedente paragrafo.
Detto questo, vediamo di identificare ora le esigenze ambientali della specie; per nidificare preferisce di gran lunga le acque dolci di bacini aperti, non necessariamente naturali.
Pur se meno frequentemente, lo possiamo trovare anche in lente acque fluviali, lagune e canali.
Le rive devono essere bordate di canneto o, se questo è assente, si accontenta della vegetazione acquatica flottante, alla quale ancorare i nidi galleggianti: evita le rive rocciose mentre ben si adatta a quelle boscose o coperte da vegetazione bassa.
I fondali, meglio se poco profondi (0.5 - 5.0 m.), debbono essere sabbiosi o melmosi, il pH non deve essere acido e la produttività delle acque medio alta.
Un fattore che sembra influenzare negativamente la colonizzazione di nuovi siti, è la presenza di un intenso turismo nautico a motore o, più in generale, l'esercizio di sport nautici.
Durante l'inverno le esigenze cambiano e quindi li troviamo anche in aree in cui poi non rimarranno a nidificare.
Ed infatti in questo periodo la presenza di vegetazione acquatica non si dimostra essenziale mentre diventano invece importanti il clima, la presenza di pesce e l'ampiezza del bacino in quanto, nelle località in cui la caccia è permessa, risulta essenziale il potersene nuotare indisturbati al centro del lago, ad una certa distanza dalle rive.
Sempre durante i mesi invernali può frequentare estuari, laghi costieri di acqua salmastra o acque marine a breve distanza dalla costa.
In Italia lo Svasso maggiore nidifica preferenzialmente da 0 a 400 metri s.l.m., diviene più scarso fino a 750 metri e raro oltre i 1500 metri, anche perché vengono a mancare i siti idonei; al di fuori del Paleartico occidentale lo Svasso maggiore può anche nidificare a 4000 metri di quota.

Alimentazione
Lo Svasso maggiore, al contrario degli altri Svassi paleartici, si ciba quasi esclusivamente di pesce che cattura principalmente tuffandosi tra la vegetazione acquatica.
Di solito ama andare a caccia da solo o in coppia, ma in presenza di banchi di pesci, si possono formare dei numerosi capannelli.
Sott'acqua la propulsione è assicurata dal movimento delle zampe, il collo è tenuto teso in avanti, le ali aderenti al corpo.
La capacità di apnea non supera di solito i 30 secondi e la durata delle immersioni per il cibo è correlata ad alcuni fattori quali il "successo di caccia", legato a sua volta alla densità del cibo, alla trasparenza delle acque, alla profondità del bacino.
Le profondità più frequentate vanno dai 2 ai 4 metri, ma le sue capacità di immersione sono notevolmente superiore.
Nel lago di Sempacher in Svizzera infatti, ben 161 Svassi maggiori sono passati a miglior vita rimanendo impigliati nelle reti da pesca tese a 30 metri di profondità.
Le prede di piccole dimensioni vengono ingoiate direttamente sott'acqua, mentre i pesci più grossi e gli Spinarelli vengono afferrati con il becco all'altezza del capo o poco al di sotto e quindi vengono ingoiati vivi partendo dalla testa e facendo particolare attenzione ad evitare le spine.
In estate tende ad essere più attivo durante le prime ore del mattino o alla sera, evitando il periodo più caldo della giornata.
Il fabbisogno giornaliero di cibo non è molto elevato: 150-250 grammi al giorno tra insetti, molluschi e piccoli pesci di scarso valore commerciale (essenzialmente Ciprinidi).
Il nostro amico Svasso adotta a volte anche altre tecniche che includono tra l'altro la predazione "a vista" tra la vegetazione semi sommersa e la cattura "al volo" di insetti alati.
Un'altra curiosa abitudine alimentare consiste nell'ingoiare e nell'imbeccare i pulli con piume, intere e decomposte, in così gran quantità da riempire a volte per intero lo stomaco. Poiché queste non hanno alcun valore nutritivo, si pensa che probabilmente servano ad aiutare la digestione, forse inglobando le parti di pesce meno digeribili ("spine", squame, ecc.) e formare così dei boli che poi vengono rigurgitati, analogamente a quanto fanno i rapaci notturni con le ossa dei micro mammiferi.

Comportamento riproduttivo
Già dal tardo inverno è possibile esser testimoni qui al Lago di Vico di uno degli "spettacoli naturali" più entusiasmanti che la fauna del nostro paese sia in grado di offrirci: il cerimoniale riproduttivo dello Svasso maggiore.
Ma andiamo per ordine.
Ogni stagione, già dal mese di dicembre, lo Svasso maggiore cambia il piumaggio, adornandosi dei ciuffi auricolari e delle creste occipitali ed effettuando quella che tecnicamente si chiama "muta pre-nuziale" e che essendo una muta parziale, non coinvolge le remiganti primarie e secondarie (le penne per il volo).
La "muta post-riproduttiva" che può essere effettuata da luglio a dicembre, è invece completa e quindi per 3-4 settimane gli Svassi maggiori non possono volare e sostano in attesa che le penne delle ali ricrescano mentre vengono perduti i vistosi e colorati ornamenti nuziali.
In altre parole è possibile osservare qualche adulto in abito nuziale durante tutto l'anno; questa incompleta separazione temporale tra i due stadi di piumaggio è anche giustificata dal fatto che la specie ha una lunga stagione riproduttiva ed infatti qualche coppia può deporre le uova già dalla seconda metà di febbraio mentre altre fino alla prima quindicina di settembre.
Una volta arrivati nelle acque primaverili, dopo un primo periodo di esplorazione, iniziano le liti per la demarcazione dei territori ed i cerimoniali per la formazione delle coppie.
Il caso ha voluto che il primo ad imbattersi ed a descrivere questi cerimoniali, rimanendone peraltro affascinato, fosse uno scienziato di nome Julien S. Huxley nipote di quel Thomas H. Husley che, di sedici anni più giovane di Charles Darwin, ne fu il pubblico divulgatore e difensore.
Julien S. Huxley, uno dei padri della moderna etologia, appostato tra i canneti di una tenuta dei Rotschild nell'Hertfordshire, osservava gli Svassi in amore interrogandosi sul significato di quelle "danze" e sulla provenienza di quei movimenti.
Fu proprio durante quelle osservazioni che probabilmente maturò il concetto etologico di "comportamento ritualizzato" e, da allora, si parla genericamente di ritualizzazione quando un comportamento cambia il significato originale per assumere una funzione di "segnalazione".
La funzione principale di questi cerimoniali è quindi quella di creare un legame tra i partner e di renderlo solido.
Non è infatti l'eccitazione il fine ultimo delle danze, né l'accoppiamento che avverrà qualche settimana dopo, ma quello di rinsaldare continuamente il legame di coppia al fine di "capirsi al volo" e portare così a buon termine l'allevamento dei piccoli.

E veniamo alla breve descrizione del cerimoniale riproduttivo che potete osservare "in diretta" e confrontare "spezzone" dopo "spezzone" con i disegni raffigurati in queste pagine.
Il cerimoniale è reciproco ed il maschio e la femmina possono scambiarsi le parti: durante il mese di aprile, una volta che la coppia si è formata, viene scelto il sito per la costruzione del nido.
Entrambi i partner partecipano alla sua costruzione ed in 6-8 giorni è di solito ultimato, anche se coppie particolarmente veloci possono costruirlo in appena 48 ore.
Per costruire queste "piattaforme galleggianti", lo Svasso maggiore usa preferenzialmente piante ed erbe acquatiche come ad esempio la Cannuccia di palude che è il suo materiale edile preferito; il nido viene quindi ancorato al margine esterno dei canneti, scirpeti e tifeti e, se questi sono assenti, alla vegetazione flottante semi sommersa.
La cova viene effettuata da entrambi i sessi e dura 28 giorni, dopodiché uno dopo l'altro, con intervalli medi di 48 ore, le uova si schiudono; sono di solito 3 o 4 le uova deposte, ma sono abbastanza frequenti anche covate di 5 uova.
In Inghilterra l'11% delle coppie depone anche una seconda covata ed anche in Italia è noto questo comportamento; le covate di sostituzione contengono in genere un numero più basso di uova e vengono deposte quando la precedente covata o i pulli da essa schiusi sono andati perduti.
Appena nati, i piccoli hanno un piumino striato bianco e nero e vengono portati sul dorso indifferentemente dal padre o dalla madre, mentre il genitore libero dal "fardello" va in cerca di cibo.
Dal 14° giorno i piccoli cominciano a scendere in acqua e a "muovere i primi passi" da soli; non riconoscono ancora i propri genitori e tendono a seguire qualsiasi oggetto in movimento.
Per 3-4 settimane i piccoli rimangono sempre insieme ed ambedue i genitori si industriano per portare loro il cibo: invertebrati all'inizio, poi pescetti ed ogni tanto piume.
Dalla sesta settimana in genere la nidiata si divide in due gruppi, ognuno preso in consegna da uno dei genitori.
All'interno di ogni gruppo sembra esserci un "preferito" e spesso gli adulti mostrano ostilità nei confronti dei pulli dell'altro gruppo o dei propri pulli "non favoriti".
Dall'ottava settimana i piccoli iniziano ad andare da soli a caccia, ma sono cibo-dipendenti fino ad almeno la decima settimana (pulli viziati possono essere imbeccati fino alla ventiduesima).
Intanto il piumino sta facendo posto alle penne e già dal primo inverno non sarà più possibile distinguere con certezza un giovane dell'anno da un adulto in abito invernale.
Dopo due anni anche loro intrecceranno le danze nuziali dando modo alla specie di continuare la propria esistenza.

Biologia riproduttiva
I primi piccoli dovrebbero venire alla luce nella seconda metà di maggio ma le prime osservazioni si hanno durante il mese di giugno e ciò ci induce a pensare che solo poche coppie depongono precocemente.
Uno dei dati più rilevanti emerso nelle ricerche negli esemplari nati al Lago di Vico, è il basso numero di piccoli: 29 nel 1986 e 24 nel 1987.
Dividendo il numero dei giovani per il numero delle coppie stimate, otteniamo un valore medio di 0.64 giovani per coppia, il più basso d'Europa.
Diverse possono essere le cause: alcune coppie perdono la covata per predazione, altre l'abbandonano per disturbo, alcune coppie presenti non tentano nemmeno di riprodursi.
Anche se in misura minore, questa tendenza è stata registrata anche in Inghilterra nel corso del censimento nazionale del 1965.
Su 100 coppie di Svasso maggiore soltanto 67 riescono ad allevare giovani; le 33 restanti sono formate sia da coppie che nemmeno tentano l'accoppiamento sia da coppie che lo tentano ma falliscono.
Se elaboriamo i dati del Lago di Vico in modo diverso, dividendo cioè i giovani per il numero delle coppie che hanno avuto successo, otteniamo un valore di 1.8 giovani per coppia, anche questo tra i più bassi registrati in Europa, paragonabile solo con quello ottenuto da Vinicombe in Inghilterra.
Soltanto il 48.8% delle coppie nel 1986 ed il 40.5% nel 1987 hanno prodotto pulli.

Consigli utili per l'osservazione degli svassi
In alcuni settori del lago è possibile con più facilità osservare gli Svassi maggiori.
È stata calcolata la pendenza del fondale lacustre da 0 a 500 metri dalla riva, nei singoli settori del lago.
È stata quindi messa in relazione la pendenza con la frequenza media degli individui per settore e si è evidenziato che esiste una correlazione strettissima: gli Svassi maggiori frequentano preferenzialmente i settori con fondali poco acclivi compresi tra 0 e 10 metri di profondità ed in cui è presente una buona fascia di canneto.
I settori preferiti sono quindi risultati essere Pantanacce, Monte Fogliano, Procoio e Scardenato; gli ultimi tre sono anche i settori in cui con maggior probabilità si possono osservare coppie con pulli.
Per quanto riguarda l'attività trofica sono state registrate le distanze di immersione dalla riva suddivise in tre classi di distanze (0-50 metri, 50-100 metri, 100 metri) di 145 individui di Svasso maggiore; il 49% di essi preferisce cacciare ad oltre 100 metri dalla riva, il 22.1% tra 0 e 50 metri, il 29% tra 50 e 100 metri.
Durante il periodo primaverile-estivo l'attività di caccia si svolge invece in maggior prossimità delle rive e ciò è probabilmente da mettere in relazione alla presenza dei piccoli e ad una maggior disponibilità trofica nei pressi del canneto durante questi mesi.
La fine dell'inverno è il periodo più propizio per gli avvistamenti ed anche quello più spettacolare.
Febbraio e marzo infatti sono i mesi in cui si possono ammirare le cerimonie nuziali degli svassi: richiami concitati, scuotimenti di pennacchi, impennate sul pelo dell'acqua, offerte d'erbe e cibo; una catena fatta di atteggiamenti e di momenti magici che servono alla coppia per rafforzare i loro legami e per scegliere il territorio dove costruire il nido.
Indispensabili per le osservazioni degli svassi sono il binocolo e un abbigliamento dai colori non troppo vistosi.
Essenziale è comunque un pizzico di pazienza.
 
 
Elaborazione dei testi di Enrico Calvario e Stefano Sarrocco a cura dell'Ufficio della Riserva Naturale "Lago di Vico
Disegni di Marisa Ceccarelli