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Caprarola. Arte e Cultura, Storia e Natura
 
Arte e cultura
La complessa ricchezza culturale che ha caratterizzato Caprarola nel corso dei secoli deriva sia dalle origini del suo popolo, sia dalle varie dominazioni subite. La potremmo definire una cultura agricolo-pastorale: semplice ma con punti di eccellenza, forse derivata dal manierismo Farnesiano ed a volte addirittura irruente come lo erano le ataviche lotte tra gli Anguillara e i di Vico; tirata, ma per lo più pacata, come era nello spirito dei Riario.
La cultura va quindi a braccetto con l'arte e Caprarola è veramente uno scrigno ricolmo in questo settore.
Il Borgo Vecchio con l'antica contrada Aquilone, le fontane con gli artistici stemmi e mascheroni, sono luoghi d'incontro da cui sgorga la storia sociale delle varie epoche; la stessa via "Diritta" con i suoi palazzetti cinquecenteschi è ricca d'arte, di storia e di misteri. Anche quelle vie e quei palazzi che a prima vista non sembrano essere in collegamento con quello che già conosciamo, nascondono immagini, stemmi e storie di un valore culturale e artistico immenso, vedi per esempio la Madonna della Stoffa, stupendamente affrescata sulla parete esterna di un palazzo di via Sardegna.
 
Artigianato e folclore
Con l'avvento dell'industrializzazione anche a Caprarola è andato sempre più scomparendo l'artigianato come componente importante dell'economia locale. Oggi questo tipo di artigianato è considerato l'espressione povera dell'arte e, a grandi linee, possiamo dire che è rimasto qualcuno che ancora lo pratica, anche se a livello hobbistico o per uso personale, come qualche intagliatore del legno, alcuni fabbri, delle ricamatrici, qualche pittore e qualche scultore di pregio.
Attualmente la massima espressione folcloristica è la "Sagra della Nocciola" che culmina nell'ultima domenica di agosto, con la sfilata di carri agresti e folcloristici; la distribuzione di nocciole, tozzetti ed amaretti, gelati e liquori alla nocciola ed altri derivati alimentari. Numerose sono le testimonianze, i ricordi ed i simboli legati alle vicende religiose di Caprarola. A parte le tradizionali processioni che si possono definire di consuetudine, è rimasta significativa quella "degli uomini". Il sabato precedente al 13 giugno, festa di "S. Antonio da Padova", una moltitudine di uomini accompagna il simulacro in processione con ceri e candele ringraziando il Santo e chiedendo protezione. Anche quella in onore di S. Antonio Abate - il 17 gennaio - è carica di antichi sapori tradizionali. Questo Santo è il patrono degli armenti e in occasione della sua festa vengono appunto benedetti gli animali ed alla processione partecipano un gruppo di cavalieri i quali si contenderanno un palio nella "corsa della stella".
Degna di elogi la pittoresca Banda Folcloristica "Filippo Mascagna", di lunga tradizione. Contribuisce notevolmente al mantenimento delle tradizioni popolari e merita senz'altro di essere citato il Gruppo Teatro Popolare "Peppino Liuzzi", http://teatropopolare.blogspot.com/index.html, che con le sue rappresentazioni in vernacolo fa da tramite tra teatro povero e teatro colto.
Va ricordato anche il gruppo teatrale "Quelli del martedì", un punto di riferimento per le rappresentazioni del teatro stabile delle ex Scuderie di Palazzo Farnese; questo gruppo riesce a coniugare ottima recitazione a esilaranti gag. Vale la pena fare una visita al loro sito: www.quellidelmartedi.it
 
Agricoltura
Il nocciolo è la pianta più caratteristica dal punto di vista agroalimentare e, a partire dagli anni '60, è stato la principale risorsa economica di Caprarola. Inoltre non mancano piantagioni a castagno, che producono un'ottima qualità di castagna denominata "fiorentino". A livello strettamente familiare sono le coltivazioni ad uliveti e a vigneti.
 
Gastronomia
Primi piatti di lunga tradizione sono i "pici" e cioè dei maccheroni fatti in casa con uova e farina; i "tacconi", una sorta di fettuccine senza uova per un po' di economia e risparmio che nel caprolatto non è mai mancata.
Non mancano l'agnello, cucinato in vari modi, o il suino insaccato e stagionato o allo spiedo. Nelle stagioni appropriate si possono trovare fragoline di bosco ed una grande varietà di funghi. La vicinanza del lago porta naturalmente dell'ottimo pesce, cucinato alla brace o fritto. A Caprarola non mancano quelle tradizionali pietanze contadine come l'acquacotta, la polenta ed i fagioli con le cotiche che un tempo erano il pasto dei poveri ma oggi sono piatti molto ricercati.
Per i dolci si segnalano oltre ai tozzetti ed amaretti, gli "strufoli" e la "giuanna", una torta a base di ricotta e liquori, ricotta del posto naturalmente, come l'ottimo pecorino locale da gustare sia fresco che stagionato specialmente spolverato sopra alle "pizzacce". Tanti piatti che bisogna accompagnare con del buon vino locale.
 
Visita alla città
- Palazzo Farnese
- Ex Scuderie Farnesiane
- Chiesa e Convento di Santa Teresa e S. Silvestro
- Chiesa di S. Rocco - Sacrario dei Caduti
- Fontana delle Tre Cannelle
- Chiesa di S. Maria Assunta
- Castello dei di Vico
- Palazzo Fabrizi
- Palazzo Gherardi
- Palazzo Petti
- Palazzo Sebastiani
- Antico Palazzo Priorile
- Palazzo Riario
- Chiesa collegiata di S. Michele Arcangelo
- Fontana della Fornella
- Chiesetta di S. Lucia
- Chiesetta di S. Anna
- Palazzo Pettelli
- Chiesa della Madonna della Consolazione
- Palazzo Restituti
- Fontana del Mascherone
- Ospedale di S. Giovanni Evangelista
- Fontanaccia
- Chiesa di S. Marco
- Chiesa Madonna delle Grazie

Palazzo Farnese
La costruzione del palazzo - con la sua caratteristica forma pentagonale - fu affidata da Alessandro Farnese (divenuto papa Paolo III) ad Antonio da Sangallo che iniziò i lavori intorno al 1530 e dopo un'interruzione, fu terminata da Alessandro Farnese (nipote di Paolo III) che ne commissionò l'esecuzione a Jacopo Barozzi da Vignola. Recenti ricerche hanno portato alla luce vari disegni risalenti alla prima metà del '500, attribuiti al Sangallo ed a Baldassarre Peruzzi, dai quali è possibile individuare la "Rocca di Caprarola". Lo studio del Vignola, come si evince da una serie di scritti e progetti, inizia prima del 1555. Pertanto l'edificio risulta un insieme di architettura militare e civile. Bastioni, fossati, recinti e ponti levatoi danno l'idea della fortezza militare. Giardini, architettura elegante e capolavori artistici, danno l'idea del palazzo signorile.
Esso può considerarsi terminato nel 1575, anche se ulteriori lavori di rifinitura si protrarranno fino al 1583. A molti anni dopo risale la definitiva sistemazione della parte antistante il Palazzo ed il completamento dei giardini, finiti da Jacopo Del Duca e da Girolamo Rainaldi. Numerosi pittori ed artisti lavorarono nell'arco di un ventennio alla realizzazione del ciclo iconografico: Federico e Taddeo Zuccari, Antonio Tempesti, Jacopo Bertoia, Raffaellino da Reggio, Giovanni Antonio da Varese, Giovanni de Vecchi e tanti altri meno conosciuti, eseguirono fedelmente le indicazioni di quei grandi letterati che furono Annibal Caro, Fulvio Orsini ed Onofrio Panvinio.
L'edificio si compone di cinque piani: i Sotterranei, il Piano dei Prelati, il Piano Nobile, il Piano dei Cavalieri ed il Piano degli Staffieri.
Sotterranei: vi si accede dall'ampio piazzale antistante il Palazzo, tramite un grosso portale chiamato "del Facchino" o da un corridoio sotterraneo che parte dal "Cantinone" (con ingresso nell'area chiamata "Peschiera"); erano adibiti per lo più a cucine, forni, mulino, magazzini e dispense.
Piano dei Prelati: vi si accede dal portone principale, mediante un ponte levatoio o dalla Scala Regia che inizia dai Sotterranei. Si compone di vari ambienti: Sala d'Ingresso, Cortile con Porticato, Sala di Giove, Appartamento dell'Estate, Gabinetti dei Prelati ed Appartamento d'Inverno. Escluse le due sale, tutte le stanze sono affrescate solo nella volta.
La Scala Regia, capolavoro del Vignola, è del tipo elicoidale con 30 colonne doriche; tutta in peperino grigio, è totalmente affrescata e termina con una cupola pure affrescata.
Piano Nobile: vi si accede dalla Scala Regia passando nel secondo ordine di Porticato e dopo una cameretta detta "Seconda Guardia". Gli ambienti di questo piano si possono dividere in due tipi: sale di rappresentanza ed appartamenti privati; la loro denominazione deriva dal soggetto del ciclo iconografico.
Le sale di rappresentanza, totalmente affrescate, sono: la Sala d'Ercole, la Cappella, la Sala dei Fasti Farnesiani, la Sala del Concilio, la Sala degli Angeli e quella del Mappamondo.
Gli appartamenti sono composti: dalla Camera dei Sogni, la Camera dei Giudizi, la Camera della Penitenza, la Stanza del Torrione (unica con soffitto in legno), la Camera della Solitudine, la Camera dei Lanifici e la Camera dell'Aurora. Queste stanze sono affrescate solo nella volta, in quanto le pareti venivano arricchite con arazzi e quadri.
Piano dei Cavalieri: vi si accede dalla balconata sovrastante il porticato e si compone di 61 stanze.
Piano degli Staffieri: vi si accede dalla scala detta "del cartoccio" e si compone di 26 stanze con piccole finestre proprio sotto il cornicione del Palazzo.
Questi ultimi due piani non hanno nulla di artistico e da ciò si desume che fossero utilizzati dal personale di corte.
Di grande importanza artistica sono i giardini all'italiana, all'interno del parco del Palazzo. Essi si dividono in Giardini Bassi e Giardini Alti. I primi sono due grandi giardini pensili quadrati (detti dell'Estate e dell'Inverno) che si trovano all'altezza del Piano Nobile e sono raggiungibili mediante due ponti, rispettivamente dalla Camera dei Lanifici e da quella dei Giudizi. I Giardini Alti sono un superbo esempio di giardino all'italiana; con una serie di fontane, ripiani, statue ed una elegante Palazzina, creano una profonda suggestione nel visitatore.
Per maggiori informazioni sulle visite vedi gli orari.

Ex Scuderie Farnesiane
L'imponente edificio, probabilmente costruito su progetto del Vignola, ma sicuramente sotto la direzione di altri architetti come Giovanni Antonio Garzoni o Jacopo del Duca, risulta iniziato intorno al 1570 e terminato completamente nel 1585.
Queste scuderie, al piano terreno, potevano contenere quasi 120 cavalli. Il primo ed il secondo piano, divisi in quattro appartamenti con un corridoio centrale, erano destinati agli usi dei cocchieri, dei lettigai e della servitù. Una parte del primo piano era adibita a magazzino per il fieno, rimessa per carrozze e per tutto quello che serviva alle scuderie stesse. Il complesso comprende anche un vasto giardino. Dopo il passaggio dei beni farnesiani alla Camera Apostolica, le scuderie furono subito incamerate ed utilizzate come granai e magazzini per censi in natura, dati dalle enfiteusi sui terreni. Ad iniziare dalla metà degli anni '20 l'edificio venne adibito, dopo aver subito profonde modifiche interne, a Colonia estiva per bambini, da ciò la consuetudine di chiamare le scuderie la Colonia. A partire dal 1978 è oggetto di grandi opere di restauro (attuale sede della Direzione della Riserva Naturale del Lago di Vico e dell'Istituto Alberghiero IPSSAR).

Chiesa di Santa Teresa (già S. Maria e S. Silvestro)
Già nel 1619 il Cardinale Odoardo Farnese promosse a Caprarola la fondazione di un Convento che avrebbe affidato ai Carmelitani e della Chiesa annessa da dedicare a S. Maria e a S. Silvestro. Continuò così un culto locale legato alla tradizione secondo cui, il papa Silvestro I, fuggendo dalla persecuzione di Roma, avrebbe pernottato in una grotta a ridosso del fosso detto "Pilo". In seguito la Chiesa fu dedicata a S. Teresa riformatrice dell'Ordine Carmelitano.
I lavori della Chiesa e del Convento, sotto la direzione dell'architetto Girolamo Rainaldi, erano ultimati il 1° novembre 1623 data nella quale la comunità vi era già stabilita.
In seguito alle leggi eversive del 1870 che sopprimevano i conventi, i Carmelitani si ritirarono al Palazzo Farnese. Nel 1878 ebbero di nuovo l'autorizzazione a tornare al convento. Lavori di manutenzione e di restauro sono stati effettuati in varie riprese; del 1954 è il rinnovo del pavimento della Chiesa e l'eliminazione di molte sovrastrutture.
La localizzazione di S. Teresa, situata fuori del paese, come quella degli altri elementi della struttura urbana di Caprarola, non sembra casuale, ma legata da una stretta relazione geometrica col Palazzo Farnese.
Il rapporto progettuale convento-castello, che concretizza il legame esistente tra il Signore e l'Ordine Religioso, già sottolineato dalla presenza del Casino di ritiro del Cardinale presso l'Edificio dei Carmelitani, sarebbe stato accentuato da un altro progetto: la costruzione di un collegamento diretto fra il Palazzo ed il Convento, materializzazione dell'asse visivo che dal Palazzo inquadra la facciata della Chiesa. Simmetricamente al complesso dei Carmelitani, dall'altro lato del paese, oltre il fossato della Madonna delle Grazie, sarebbe dovuto sorgere un Convento destinato ai Cappuccini, anch'esso collegato direttamente al Palazzo, creando in tal modo un triangolo in cui la dimora baronale si sarebbe posta come il vertice privilegiato. Il progetto non fu però completato.
La facciata della Chiesa, armoniosa e slanciata è in peperino lavorato, sormontata da gigli farnesiani. L'insieme architettonico è completato da due corpi laterali in cui sono stati ricavati appartamenti per gli ospiti. L'interno è ad una sola navata con tre altari come aveva suggerito il cardinale Odoardo Farnese, sormontati da altrettante tele di pregevole fattura. Il quadro sopra l'altare maggiore è attribuito a Guido Reni (una copia si trova nella Chiesa di S. Marcellino a Roma in via Merulana) e raffigura la Vergine col Bambino, ai lati S. Teresa e S. Giuseppe (1623). Quello dell'altare di destra, rappresentante S. Antonio da Padova che predica ai pesci sulla spiaggia di Rimini (1627), è di Alessandro Turchi che sembra si sia ritratto tra la folla di ascoltatori, con un berretto alla veneziana. La tela sopra l'altare di sinistra opera di Giovanni Lanfranco rappresenta S. Silvestro papa che celebra un rito sul Battistero di S. Giovanni in Laterano legando con un filo le labbra di un terribile drago (1627). Sopra i confessionali vi sono quadri che rappresentano episodi tratti dalla Bibbia eseguiti dal fiammingo P. Luca di S. Carlo.
Il Convento è ricco di arredi seicenteschi.

Chiesa di San Rocco
Posta sulla piazza davanti al palazzo Farnese, oggi la chiesa di S. Rocco è stata trasformata a Sacrario dei Caduti. Annessa al Convento delle Suore Agostiniane di Clausura, oggi sede del Comune di Caprarola, per lunghi anni è stata la sede della confraternita di S. Antonio Abate. È composta di un solo vano con tre altari sormontati da tele con Santi. Le cappelle sono ricche di affreschi, stucchi e fregi di buona fattura certamente dovuti ad artisti che hanno lavorato a Caprarola al tempo della costruzione del Palazzo Farnese.
 
Fontana delle Tre Cannelle
Questa fontana è una di quelle poche opere che ricordano meglio il periodo prefarnesiano a Caprarola, essa infatti è databile al secolo XV e fu costruita dai Riario - Della Rovere, come si può ben vedere da uno stemma araldico cardinalizio nella parte superiore, mentre un secondo stemma - nella parte centrale - raffigurante un albero con l'aggiunta di due capre salienti, rappresenta l'emblema di Caprarola che in quel periodo si trovava appunto sotto il Vicariato di quella Famiglia. Per alimentare questa fontana i Riario fecero realizzare un apposito acquedotto.
La sua struttura risulta incassata in un arco ed è composta da due abbeveratoi, uno interno ed uno esterno laterale che raccoglie l'acqua del primo. Quello esterno, in origine, era molto più grande e, staccato dalla fontana, funzionava anche da lavatoio. Risulta restaurata nel 1666 e successivamente nel 1904.
 
Chiesa di S. Maria Assunta
La sua costruzione risale al XIII - XIV secolo in quanto, essendo inglobata nell'attuale palazzo Fusaro (ex parte del Castello dei di Vico), si presume fosse stata una dipendenza di quest'ultimo. L'attuale edificio rinascimentale, che si presenta ad una sola navata, con abside semicircolare, è probabilmente il risultato dei numerosi rifacimenti dal cinquecento ai giorni nostri. Ha il soffitto a cassettoni in legno dipinto.
Pur non essendo molto grande, in origine, oltre a quello maggiore, aveva altri quattro altari laterali dei quali, dopo la ristrutturazione cinquecentesca, rimangono il secondo di sinistra ed il secondo di destra. Sulla parete sinistra, dove si trovava il primo altare, vi è una tela del XVI secolo che raffigura un gruppo di Santi. Proseguendo, si trova un altare rifatto di recente, dedicato alla Madonna Addolorata. Qui si vede, in una nicchia, una bella statua dell'Addolorata a grandezza naturale che viene portata in processione il Venerdì Santo. Tra queste due opere, protetto da una bacheca, si conserva un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino, contornata da ex voto. È un'opera abbastanza pregevole, databile al XIV-XV secolo. Addossato alla parete del coro, in un tempietto in legno, si conserva un piccolo dipinto su tavola, raffigurante S. Maria Assunta, a cui è dedicata la chiesa. Di scuola toscana, si può presumibilmente datare al XIV secolo. Il piccolo presbiterio è contornato da un coro in legno ove, oltre alla data di un restauro (1853), è raffigurato il simbolo della Confraternita della Morte e Orazione che usava la Chiesa come sede. L'altare di destra conserva un piccolo dipinto su tela, raffigurante Gesù deposto dalla croce, incassato in un affresco più grande ove sono raffigurati S. Nicola, S. Domenico e S. Francesco e nella parte superiore, ai lati del quadro, si vedono due angeli in preghiera. Entrambi di scuola viterbese, forse della bottega di Antoniazzo Romano, sono databili al XIV-XV secolo. Subito a destra dell'entrata, si vede una tela raffigurante la Crocifissione, di ottima fattura è probabilmente databile al XVI secolo. Di particolare interesse l'acquasantiera all'ingresso, in marmo bianco finemente lavorato su un piede di peperino. è di stile romanico e databile all'XI secolo, inoltre la chiesa era comunicante, tramite la Sacrestia, con l'ex Castello di Vico.

Ex Castello dei di Vico
La sua costruzione risale al XIII/XIV secolo come rocca difensiva del borgo di Caprarola, all'epoca sotto il dominio dei di Vico. Questa rocca fu oggetto di numerose distruzioni finché, nel XVI secolo con l'avvento dei Farnese, venne ristrutturata ed adibita a Cancelleria, abitazioni, Chiesa, ecc., anche perché la realizzazione della via "Diritta" comportò una radicale modifica alle sue strutture. La nuova strada attraversò il Castello dividendolo in due blocchi, uno che guarda la contrada Fornella ed uno che guarda sulla piazza Sicilia.
Nella parte più significativa - attualmente appartenente alla famiglia Fusaro - sono ancora visibili i resti di due torrioni circolari uno dei quali racchiude l'abside della Chiesa di S. Maria. All'interno del secondo torrione esiste ancora una antica scala a chiocciola che termina con un piccolo porticato realizzato per allineare il muro preesistente con l'asse della via Diritta.
 
Palazzo Fabrizi
Si trova alla fine del vicolo di Santa Maria ed attualmente oltre ad abitazioni private, è la sede degli uffici di un Patronato. Databile tra il XIV ed il XV secolo, presenta un bel prospetto con eleganti modanature nonché un bel portale bugnato con sopra un balconcino e sul concio di volta uno stemma araldico. Il piano nobile è molto ben conservato e vi si può ammirare un bellissimo soffitto a cassettoni dipinto con dei colori ancora molto vivi. Sulle pareti si vedono degli affreschi risalenti probabilmente al XVII/XVIII secolo e raffiguranti vedute di Caprarola e scene rurali.
Ristrutturato alla fine del XVI secolo, nel 1549 risulta fosse utilizzato come Palazzo del Podestà e forse anche per le riunioni del Consiglio della Comunità.
Ancora oggi, sulle finestre che si affacciano sul Borgo Vecchio, si conservano i sostegni metallici originali ove venivano appesi gli stendardi. Era il palazzo dell'antica famiglia Fabrizi-Valentini.
 
Palazzo Gherardi (ex Convento delle Agostiniane)
La sua costruzione iniziò nel 1573 e fu ampliato, con l'acquisto di immobili vicini alla Chiesa di S. Rocco, intorno al 1580 dal toscano Mattia Gherardi, Maestro Generale delle Poste Pontificie. Nel 1602 iniziarono i lavori per la trasformazione in Convento con il contributo sia della famiglia Farnese che della Comunità.
Nel 1611, a lavori ultimati il convento, dedicato ai SS. Agostino e Rocco, fu affidato ad alcune monache Agostiniane. Notevole appare il grande portale bugnato e tutta la facciata principale, arricchita con vari stemmi e tre lapidi, una dedicata all'illustre musicista caprolatto Ercole Bernabei, una apposta durante i festeggiamenti per il quarto centenario della nascita del Vignola e la terza a ricordo dei compaesani caduti nella prima guerra mondiale.
Confiscato dopo il 1870 e completamente ristrutturato dall'Architetto Iannoni, fu adibito a sede Comunale ed abitazioni; le monache si spostarono nell'attuale Convento del Divino Amore, attiguo alla Chiesa di S. Marco.
 
Palazzo Petti
Si trova dopo il ponte delle Monache a destra, di fronte al Palazzo Fusaro.
È il risultato dello sventramento e risistemazione di una parte del castello dei Di Vico, in quanto la parete del palazzo che si eleva dalla contrada Fornella è quello che rimane di un alto torrione quadro che delimitava la cinta muraria del castello stesso.
Sopra il classico portale bugnato si trova lo stemma araldico della famiglia Petti che probabilmente aveva il titolo nobiliare di Conte. Questo antico Casato di Cavalieri e Capitani, fin dai tempi più remoti partecipò alla vita politica e militare della Comunità caprolatta.
Furono anche persone molto pie, risultando particolarmente legate all'ex convento dei Francescani ed a quello dei Carmelitani.
In questo palazzo abitò Camillo Totonelli, illustre membro di un'altra antica famiglia. Questi fu un grande studioso di storia caprolatta e tra il 1931 ed il 1948 scrisse diverse opere e pubblicò numerosi articoli riguardanti il paese ed il Palazzo Farnese.

Palazzo Sebastiani
Si trova sulla via Filippo Nicolai all'angolo con il Vicolo di Santa Maria. L'aspetto attuale è il risultato della ristrutturazione cinquecentesca di alcune abitazioni medioevali.
Questo palazzo presenta eleganti modanature in peperino intorno alle finestre ed un maestoso portale d'ingresso bugnato. Aveva anche un secondo ingresso - ora murato - dalla retrostante via Rossini.
In questo palazzo nacque nel 1623 Mons. Girolamo Sebastiani, Vescovo carmelitano, inviato dal Papa in India per risolvere dei conflitti religiosi.
La famiglia Sebastiani che aveva il titolo nobiliare di Conte, curava l'amministrazione dei beni Farnesiani a Caprarola, passati poi in proprietà ai Borboni. Nel 1740 ospitò il Principe di Galles Carlo Odoardo e nel 1803, il re di Sardegna Carlo Emanuele IV di Savoia.
 
Antico Palazzo Priorile
Si trova sulla piazzetta di via del Borgo Vecchio.
Non si hanno notizie sulla sua costruzione che sicuramente risale al XIV - XV secolo.
Ha tutte le finestre e le porte, circondate da eleganti modanature in peperino e l'ingresso è accessibile mediante una piccola scala.
 
Palazzo Riario
Si trova di fronte alla Chiesa di S. Michele Arcangelo. La sua struttura originaria, che risale al 1370, si deve agli Anguillara, feudatari di Caprarola in quel periodo. Nell'arco del XV secolo, subì varie ristrutturazioni dovute alle vicende locali. Più importanti furono quelle eseguite dopo il 1504, quando il castello fu acquistato dalla famiglia Riario insieme ad altre abitazioni e ristrutturato a palazzo signorile. Alla fine del XVI secolo, sotto il dominio della famiglia Farnese, subì ulteriori modifiche conseguentemente alla realizzazione della via Diritta ed alla costruzione del ponte dei Riario. Nel XIX e XX secolo l'interno del palazzo, il cortile e la piazzetta esterna furono completamente ristrutturati, realizzandovi abitazioni private.
In questi appartamenti ancora vi sono degli artistici soffitti ed alcune pareti sono affrescate. Una parte di affresco, raffigurante la Natività, staccato dalla parete, viene conservato nella cappella di S. Egidio della Chiesa di S. Michele Arcangelo.
Con pianta quadrilatera, il palazzo è dotato di due torrioni quadrati e di uno circolare.
Si compone di sette piani di cui tre al di sotto del livello della via Diritta, erano adibiti a servizi, cantine, stalle, magazzini, ecc. Nei piani superiori furono ricavate le abitazioni nobili e della servitù.
Con le classiche strutture poderose di una fortezza, ha le fondamenta su una base di tufo da cui si innalza possente dominando tutta la valle del Tevere. L'ingresso, che in origine si trovava dalla parte degli Orti Celsi, venne necessariamente spostato all'altezza della via Diritta. Tutte le grandi finestre dei piani nobili, con cornicioni in peperino grigio lavorato e modanature di tipo romano che riportano sugli architravi l'incisione "ALEX - RIA - CA - AP AVD".
Una piccola lapide posta sul lato est, che si affaccia sulla via Diritta, ci ricorda che alla fine del 1800 esisteva un mulino a vapore chiamato "IL PROGRESSO".
 
Collegiata di San Michele Arcangelo - Duomo
L'antica Chiesa parrocchiale costruita intorno al 1400 era dedicata a S. Angelo e apparteneva al palazzo Riario di fronte al quale era posta. Solo dai libri parrocchiali si ha una vaga notizia della Chiesa primitiva che era ad una sola navata con lunghe monofore, con abside semicircolare e la torre a due celle campanarie con bifore e guglia a piramide.
Terminata la costruzione del Palazzo Farnese, al Vignola fu dato l'incarico di ristrutturare la viabilità di Caprarola con il suo vecchio centro storico. Su suo progetto si costruì l'attuale via centrale della cittadina detta "Lo Deritto". In alcuni punti fu necessario sopraelevare la strada per poter mettere maggiormente in evidenza la maestosità del Palazzo Farnese e puntare direttamente dal fondo fino alla Rocca. La vecchia Chiesetta di S. Angelo si trovò così in una posizione davvero infelice. Fu necessario, sulle vecchie fondamenta, costruire nuove mura per poter arrivare al livello della nuova via. Anche la torre campanaria fu elevata su quella già esistente.
Dopo il 1817 la Chiesa è stata completamente ricostruita - su progetto di Giuseppe Valadier - a causa di un violento incendio che distrusse l'intera Chiesa, con danni irreparabili agli archivi, agli arredi sacri e alle stesse strutture murarie.
Si salvarono soltanto due opere di pregevole fattura: una tavola centrale di un Trittico del S.S. Salvatore e un quadro dedicato alla Madonna del Soccorso. I due quadri si possono ammirare in due diversi altari. Sono ignoti gli autori e il periodo storico; si possono far risalire al XV secolo. Nella Chiesa si conservano oggi alcune tele seicentesche, di cui due molto ben restaurate di un discreto valore artistico. Rappresentano Santi in atteggiamento di preghiera. Nella tela dietro l'altare maggiore è rappresentato l'Arcangelo S. Michele a cui è dedicata la Chiesa e la parrocchia.
L'ultimo restauro, terminato alla fine del 2000, ha dato nuovo splendore alla chiesa del Duomo.

Fontana della Fornella
Databile alla fine del secolo XVI è situata a ridosso di un abbeveratoio ed è sormontata dallo stemma di Caprarola in travertino. Trattasi della classica vaschetta a conchiglia in peperino con un piede a zampa di leone.
 
Chiesetta di S. Lucia
Venne abbattuta intorno al 1966 in quanto pericolante ed al suo posto è stato costruito un palazzo per abitazioni.
Edificata agli inizi del XVI secolo, si componeva di due piccoli ambienti rettangolari ed aveva un bel soffitto in legno dipinto.
Sulla parete absidale e su quelle laterali vi erano vari affreschi tra i quali l'Ascensione di Gesù tra gli Apostoli. Vengono attribuiti - secondo lo storico Italo Faldi - al pittore marchigiano Lorenzo Lotto.
In un secondo locale vi era una piccola cappella dedicata alla Madonna del Pianto ove - sull'altare - era conservato un frammento di affresco raffigurante una testa di Madonna databile al XV secolo e rinvenuto nel 1756, in circostanze fortunose, in quello stesso luogo. Ora si conserva nella Cappella di S. Anna.
Su una parete di questo locale vi era un affresco raffigurante S. Anna con la Madonna e Gesù bambino.
 
Chiesetta di S. Anna
Edificata dalla famiglia dai Moscheni adiacente alla chiesa di S. Lucia agli inizi del XVII secolo, ne segui la stessa sorte. Ridotta ad un mucchio di rovine pericolanti, fu abbattuta ed al suo posto furono costruite delle abitazioni ed un piccolo oratorio dedicato a S. Anna. Rimane ancora il caratteristico ed elegante campanile a vela in peperino che veniva utilizzato anche per la chiesa di S. Lucia.
Originariamente la piccola navata era posta trasversalmente alla porta d'ingresso che dava sulla via del Pilo e poiché l'abside non era in simmetria, nel 1762 la Confraternita che amministrava la chiesa vi innalzò un muro. Dopo molti anni, facendo dei lavori di ristrutturazione, il muro fu abbattuto e venne riportato alla luce un bellissimo affresco raffigurante la Pentecoste con la Madonna e gli Apostoli in basso e lo Spirito Santo tra nuvole ed angeli in alto. Sul muro abbattuto vi era una tela raffigurante S. Anna, la Madonna e Gesù bambino che venne portata nella chiesa di S. Lucia. L'affresco, secondo lo storico Italo Faldi, è da attribuire al pittore viterbese Filippo Caparozzi intorno agli inizi del XVII secolo.
Vi si conservava anche una tela seicentesca raffigurante S. Anna, S. Silvestro papa, S. Carlo Borromeo, S. Lucia e S. Teresa.
Nella sacrestia, che si trova di fronte all'ingresso, vi erano affrescate delle figure di Santi.
Attualmente, dietro l'unico altare dell'oratorio, si conserva il volto della Madonna del Pianto e la statua di S. Lucia che si trovano nella chiesa omonima.
 
Palazzo Pettelli
Si trova subito dopo il Ponte dei Riario.
Fu utilizzato come Palazzo della Comunità dalla realizzazione della via Diritta fino alla fine del XIX secolo, allorquando fu spostata nella sede attuale. Intorno al 1812/1814, risulta che vi fosse una torre campanaria e degli affreschi risalenti alla fine del XVI secolo. In questo palazzo fu ospitato nel 1725, per l'Anno Santo, il Re d'Inghilterra Giacomo III e la Regina Clementina, come è riportato nell'iscrizione posta sopra il portone d'ingresso.
La famiglia Pettelli aveva il titolo nobiliare di Conte.

Chiesa Madonna della Consolazione
Da fonti storiche certe si può stabilire che già nel 1526 venne costruita una piccola chiesa su un terreno che il capitolo di S. Giovanni in Laterano aveva donato alla Comunità di Caprarola. Dopo notevoli modifiche apportate dai Farnese la chiesa fu consacrata nel 1565.
Nel 1570 il Cardinale Alessandro Farnese, con una generosa donazione volle ampliare la piccola chiesa e arricchirla di opere d'arte a seguito di prodigi che la pietà popolare attribuiva a Maria Vergine per aiuti e grazie ricevute.
Per l'edificazione dell'attuale chiesa della Madonna della Consolazione contribuirono le famiglie nobili e tutta la popolazione. Accanto ad essa fu costruito un convento affidato alla cura dei Padri Francescani che la custodirono fino al 1870. La chiesa, ad una sola navata, è di stile barocco; si compone di otto cappelle laterali, un coro situato dietro l'altare maggiore, ed un'ampia sacrestia con armadi artistici. Le singole cappelle abbellite dalle famiglie nobili del tempo, riportano lo stemma del casato che finanziò i lavori.
La prima cappella, entrando a destra, è dedicata alla Madonna della Provvidenza; in essa è collocata una tela con la Madonna avente ai lati S. Silvestro papa e S. Bonaventura.
Di seguito si trova la cappella, donata da Antonio Moscheni da Bergamo, dedicata all'Immacolata Concezione di Maria, rappresentata in un affresco circondata da angeli.
La terza cappella, con una tela di Mattia Predi raffigurante la deposizione del Signore, è dedicata alla Madonna della Pietà; anche questa fu donata dal Moscheni.
Ultima a destra è la cappella dedicata a S. Francesco che era raffigurato in un affresco nel momento di ricevere le stimmate. Nel 1662 si arricchì di un Crocifisso ligneo di pregevole fattura, opera del frate Vincenzo da Bassiano.
La cappella venne donata da Taddeo Rodomonti da Bologna, come attesta una epigrafe marmorea.
La prima cappella a sinistra, per chi entra, è dedicata a S. Francesco con un quadro che lo rappresenta nel momento della preghiera per l'indulgenza della Porziuncola.
Nella seconda vengono raffigurati i Santi Francescani S. Chiara e S. Elisabetta insieme a S. Rosa da Viterbo, S. Sebastiano e S. Lorenzo.
La successiva è dedicata a S. Antonio da Padova; costruita da Jacopo Nardelli è abbellita con una tela di Innocenzo Tacconi discepolo di Carracci.
La quarta cappella è dedicata alla Madonna del Rosario; vi è conservata un'artistica statua in legno della Vergine e lo stemma del cardinale Alessandro Farnese. Di notevole pregio artistico è il tempietto sopra l'altare maggiore in legno dorato progettato dal Vignola. Al centro vi è collocato il quadro della Madonna della Consolazione tra un volo di angeli. Il quadro, risalente al secolo XI, secondo una tradizione fu ritrovato miracolosamente in campagna e fu venerato già prima della costruzione della Chiesa stessa. Di notevole valore artistico è il soffitto a cassettoni abbellito di dipinti e di colossali statue in legno raffiguranti S. Egidio Patrono di Caprarola, S. Antonio, S. Francesco, l'Annunciazione alla Vergine, S. Bonaventura, la statua della Potestà, di S. Elisabetta, S. Luigi Re di Francia, Santa Chiara, la Sapienza, la Fortezza, l'Onore, San Ludovico, San Giovanni Apostolo, San Bernardino da Siena. Negli spazi dei finestroni sono raffigurati Evangelisti e Padri della Chiesa. Altro particolare importante da segnalare è la porta d'ingresso della Chiesa intagliata su legno con scene bibliche e decorazioni varie, realizzata nel 1564.

Palazzo Restituti
Elegante palazzetto progettato da Jacopo del Duca. Di notevole interesse il portale bugnato arricchito dallo stemma della famiglia ove si legge la data di edificazione del palazzo (1586) ed i nomi dei committenti.
 
Fontana del Mascherone
Si trova addossata ad un palazzo di piazza Pietro Cuzzoli ed è stata realizzata dopo il 1565, in conseguenza dei lavori per la realizzazione della via Diritta.
Risulta restaurata nel 1660 e nel XVIII secolo e come le altre maggiori fontane di Caprarola getta acqua solo in parte.
È del tipo ad arco semicircolare ed è sormontata da un balconcino decorato - nella parte inferiore - con tre stemmi e più precisamente, al centro quello del Card. Alessandro Farnese, alla sua destra quello del Ducato di Castro e Ronciglione ed alla sinistra dello stemma del Card. Alessandro Farnese si trova un emblema dinastico riferibile al Ducato di Parma e Piacenza. La stessa disposizione araldica si trova affrescata al centro della volta del salone d'ingresso del Palazzo Farnese.
Subito sotto trovasi un bel cornicione di stile romano con una elegante modanatura. Il tutto lavorato in peperino grigio.
All'interno dell'arco di questa fontana è stata creata una semicupola e, poste all'interno di tre nicchie, si trovano tre maschere diverse che buttavano acqua dalla bocca in una vasca.
Ai due lati esterni della fontana vi sono due vasche uguali, ad uso lavatoio, la cui acqua proviene dalla vasca interna. In origine al posto delle due vasche vi erano due semplici vaschette a conchiglia. Davanti alla monumentale fontana, alta circa otto metri, vi è una serie di bassi gradini che ne aumentano la maestosità.

Ospedale di S. Giovanni Evangelista
L'edificio fu costruito tra il 1495 ed il 1497 dalla Confraternita della Croce e Disciplina, costituitasi a Caprarola prima del 1223; venne realizzato sul luogo ove era costruita una chiesetta dedicata a S. Giovanni Evangelista, pertanto anche il nuovo Ospedale fu dedicato al Santo.
Nel 1572, fu studiata dal Vignola una nuova ristrutturazione a seguito della realizzazione della via Diritta e della nuova Porta Romana; la direzione dei lavori fu affidata a Giovanni Antonio Garzoni. La nuova costruzione si presenta molto elegante e funzionale, con artistiche modanature e bugnati in peperino. Nella cappella, dietro l'unico altare, è stato ritrovato un affresco di buona fattura che era ricoperto con una tela seicentesca la quale ha la particolarità di essere dipinta anche nel retro.
L'Ospedale, che si occupava dell'assistenza agli infermi (in un primo momento dei forestieri), gestiva un Monte di Pietà ed un asilo infantile. Rimase attivo fino agli anni in cui le nuove normative in materia sanitaria crearono le Unità Sanitarie Locali. Sciolta la Confraternita, l'Ospedale passò sotto il controllo del Comune di Caprarola che lo adibì a centro di recupero per inabili fino al 1990.
Nell 1992 è stato oggetto di una valida opera di restauro ed oggi lo stabile è utilizzato come casa di riposo per anziani.
 
Fontanaccia
Chiamata anche il Fonte, è di datazione incerta anche se risale probabilmente al XIX secolo, infatti sopra al grosso mascherone centrale si trova una targa, ricavata nel peperino con cui è costruita tutta la fontana, ove in una iscrizione rovinata dal tempo e dall'incuria, si riesce a leggere soltanto: "A E 0 MDCCCLIII".
Probabilmente venne costruita dopo l'abbattimento della "Porta Nuova" su una fontana preesistente.
Questa fontana che si trova addossata ad un alto muraglione, è del tipo ad arco con una sola vasca esterna. Nella parte superiore vi è un grosso stemma di Caprarola da cui partono due cornucopie gettanti frutti. Al centro dell'arco si trova un grande mascherone che buttava acqua dalla bocca in una conchiglia sottostante. Due maschere laterali, esterne all'arco, buttavano acqua nel vascone abbeveratoio.
 
Chiesa di San Marco
Situata ai piedi del paese fin dagli inizi del XVI secolo, fu ristrutturata dal Vignola, come risulta da un documento d'archivio datato 19-04-1569 e venne completata nell'anno 1599. Come nel progetto iniziale, si compone di un grande vano con un solo altare.
Nel 1973, anno dell'ultimo restauro della Chiesa, che ne ha permesso la riapertura al culto, fu demolito un controsoffitto in legno a cassettoni dipinto (ormai cadente), a vantaggio della bella capriata ancora oggi in vista. Sull'altare maggiore si trova una tela (sec. XVI) che raffigura la SS. Trinità, la Madonna con Bambino, i 4 evangelisti e S. Giovanni Battista Fanciullo, ai lati vi sono affreschi raffiguranti S. Agata e S. Margherita. Sulla parete destra vi sono due nicchie, affrescate ai lati, con tele raffiguranti la decapitazione di S. Giovanni Battista (1618) e il martirio di S. Sebastiano (1610). Sulla prima nicchia della parete destra, si trova una tela raffigurante la Sacra Famiglia (sec. XVII-XVIII); sulla seconda un affresco raffigurante la Natività (1599) con ai lati S. Giovanni Evangelista e S. Stefano.
 
Chiesa della Madonna delle Grazie
Situata appena fuori il centro abitato sulla strada carbognanese, sicuramente risale al XVI secolo. È ad un'unica navata con tre altari. Oltre a scene di Santi in Preghiera, sopra l'altare maggiore vi è una bella immagine della Vergine col Bambino. Particolarità della Chiesa è la divisione in due del vano centrale della stessa con una parte anteriore racchiusa da un muretto in peperino e una cancellata in ferro battuto sicuramente risalente al tempo della costruzione.